• Castello Isimbardi a Castel d’Agogna, tra storia e curiosità
    Castello Isimbardi a Castel d’Agogna, tra storia e curiosità Collocato in quella parte di Lomellina che vede il suo centro in Mortara, Castel d’Agogna sorprende il visitatore con un Castello o Palazzo come viene chiamato. La sua storia attraversa svariati secoli, diverse casate, per finire con un lascito e la costituzione di una Fondazione che ha lo scopo primario di sostenere un ambulatorio per le persone in difficoltà e in seconda battuta la manutenzione del palazzo. Entrando nel maniero, lo si fa facilmente, il parcheggio è davanti, ampio e comodo, si è accolti con simpatia dalle volontarie in quello che è stato lo studio di Vera Coghi, i mobili ancora quelli, massicci, pieni di libri conservati con cura. Nelle svariate stanze, pavimenti lucidi, camini antichi, lampadari eleganti, soffitti decorati o a travi in legno ben restaurate. Spesso il Castello…

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Claudio Bollentini

Claudio Bollentini

Pensierino scritto in treno in un viaggio di ritorno verso casa. Come raccontare, coinvolgere ed emozionare l’opinione pubblica con uno storytelling che ha per oggetto una nuova brand da far conoscere e promuovere? Una domanda che spaventa qualsiasi comunicatore, anche il più esperto. Una nota catena di caffetterie americana è pronta allo sbarco in Italia, ma non la conosce quasi nessuno. Un green field insidioso, pieno di trappole e per giunta nella patria del caffè espresso. Come evitare di finire stritolati tra la tradizione inattaccabile della tazzina e il rischio dell’anonimato? Innanzitutto lo startup è stato rimandato al 2018 e particolare attenzione sarà riservata alla scelta delle location, sulla falsariga della prima, l’unica già decisa, quella in piazza Duomo a Milano. La piazza simbolo della città in ogni senso, anche per i bar, per decenni infatti è stato il terreno esclusivo delle ormai passate alla storia Motta e Alemagna, mentre resiste Zucca, tutti comunque sinonimi meneghini per antonomasia. Poco più di un anno per preparare il terreno, far discutere i pubblici di riferimento, veicolare messaggi, preparare l’opinione pubblica, creare il bisogno. Niente pubblicità, ora non serve, il prodotto o il servizio non è ancora disponibile. Il primo capitolo dello storytelling è quello di evitare qualsiasi idiosincrasia e incompatibilità tra il prodotto o il servizio che si vuole proporre e il mercato di riferimento. Il beverone americano non deve imporsi nella cultura alimentare locale, ma entrare discretamente nel lessico e nelle abitudini del milanese medio tanto da indurlo ad acquistarlo spontaneamente non appena ne avrà la possibilità e l’occasione. Quando in agenzia si discute un brief in clima di brainstorming se ne sentono di tutti i colori, ma solitamente vincono le idee e i progetti che sulla carta appaiono come i più contestabili idealmente dai consumatori se non addirittura quelli volutamente politicamente scorretti. Ma sono anche quelli che fanno discutere di più, che dividono, che si protraggono di più nel tempo aumentando l’attenzione del target, che innescano le casse di risonanza, oggi gli influencer e i social. Sempre più potenti e determinanti per il successo di una brand. La sponsorizzazione delle aiuole in piazza Duomo sarebbe finita nella banalità e nell’indifferenza se si fosse previsto di riempirle con piante autoctone. Non ne avrebbe parlato nessuno. Palme e banani invece dividono e fanno discutere l’opinione pubblica e non solo quella dei botanici e dei cultori dell’estetica o della storia del luogo. Richiamano fatti e problemi di grande risonanza, che dividono l’opinione pubblica, che scatenano paure e fobie e fanno parlare, tanto. Ed infatti è così. I social letteralmente sono invasi da post e commenti, la stampa corre dietro l’audience facile in modo parossistico, un effetto spirale che alla fine fa girare una semplice parola: Starbucks. Tutti sanno ora che aprirà una caffetteria, si stimola la curiosità che genererà il bisogno. I piccoli cervelli perdono tempo a discutere di fatti collaterali che non interessano a nessuno. Il fine non è quello di importare cammelli, di fondare moschee, di far sentire a casa loro gli immigrati o viceversa quello di agitare le masse buoniste contro chi si oppone per motivi identitari, lo scopo non è neppure quello di arredare una piazza, l’obiettivo è solo quello di vendere caffè. Una volta aperta la caffetteria, il popolo che oggi contesta o approva banani e palme sarà tranquillamente seduto ai tavolini di quel locale. Le piante verosimilmente finiranno al compostaggio insieme ai tanti commenti in libertà ascoltati in questi giorni. E’ la comunicazione, bellezza.

 

La partita per le elezioni regionali prossime venture si giocherà come sempre tra destra e sinistra? Non ne sarei così sicuro. Si parte innanzitutto da Roberto Maroni e dalla sua dottrina neodorotea, tanto criticata quanto efficace e quindi riproponibile per naturale convenienza. E’ l’unico elemento certo nella partita. Maroni ci riprova, si ricandida, con molti risultati in saccoccia e con un modello che ripete la falsariga del recente passato ovvero quello del centrodestra del solito collaudato conio berlusconiano-leghista. Tutti insieme appassionatamente da destra al centro passando per la Lega e con il collante del potere sapientemente dosato e distribuito. Nessuna remora ideale, nessun paletto, tanti ultimatum, non per rompere, ma tenere i partner ben incollati alle sedie del tavolo che conta e con qualsiasi mediazione che viene tassativamente definita solo a Palazzo Lombardia. Un vertice politico simile ad un Cda che alla fine calcola fatturati e convenienze e un presidente che con una mano tiene il manuale Cencelli e con l’altra lo scettro del comando. Impossibile non adeguarsi, pena l’isolamento e la morte certa per fame politica. Le trappole in questi anni sono state tante, anche troppe, le piccole vendette pure, soprattutto a livello locale, ma nessuna di queste ha scalfito la centralità del deus ex machina di Lozza, ovvero l’abile tessitore Roberto Maroni. Che a questo punto parte strafavorito. A sinistra ci si barcamena, non tanto per le titubanze locali, ma per la situazione in generale. Giuseppe Sala gioca in proprio e dopo la caduta di Renzi si è ritagliato un ruolo in autonomia, il Pd nazionale ha ben altre gatte da pelare, il partito in Lombardia è diviso in scuole di pensiero e ambizioni personali spesso molto conflittuali tra di loro e che solo a fatica potranno essere nascoste dalle primarie. Mano a mano che la sinistra dimostra di avere armi spuntate e inadeguate per impensierire la corazzata maroniana, l’attenzione è sempre più rivolta sul terzo incomodo, il M5S. Tradizionalmente numericamente debole in Lombardia, diviso, con una classe dirigente in gran parte da inventare, che rischio reale potrebbe rappresentare per gli altri contendenti? A cominciare soprattutto da Maroni. Il M5S è solo apparentemente debole, perché in alcuni comuni l’anno scorso ha ottenuto importanti risultati, l’impressione è che se venisse riposizionato potrebbe fare male, più a Maroni che alla sinistra. Il problema nel centrodestra non è la distanza tra Forza Italia e la Lega, in Lombardia qualsiasi distinzione o distanza tra questi due partiti è vissuta solo in chiave tattica. Il problema è il voto leghista e forzista in libera uscita per i motivi più vari, idealità, interesse o calcolo poco importa, che di fronte ad una proposta grillina appena credibile e comunque ben distante e differente dal dilettantismo capitolino, potrebbe virare verso il simbolo pentastellato. L’aveva ben capito Stefano Parisi, che fondò la sua discesa in campo sul tentativo di riprendere gli elettori persi dal centrodestra nel tempo e destinati al non voto o al voto grillino, ma la sua proposta sembra non impattare, non è sufficiente per fare la differenza, per molti è già superata. Il centrodestra è tutt’altro che compatto, basti ricordare l’harakiri varesino nel 2016, i grillini lo sanno e punteranno su queste crepe. La sinistra viceversa potrebbe rientrare in gioco contro un Maroni non più granitico, ma è pura teoria, anche in questo caso le divisioni e le possibili scissioni nonché i calcoli per le concomitanti elezioni politiche potrebbero compromettere la lucidità di vedute e spegnere definitivamente qualsiasi ambizione di vittoria. Viceversa, se i grillini si dovessero riposizionare, ovvero distinguersi dalla dèbacle romana e nel contempo presentarsi di fronte ai lombardi come riformisti, saranno dolori per tutti. In Lombardia l’opzione riformista è sempre elettoralmente produttiva, soprattutto se combinata con l’effetto sorpresa e con una temperie politica dominata da stanchezza e disincanto. Come oggi.

 

Centro e periferia, tra Milano e Varese è un testacoda. Dalle parti di Palazzo Marino il sindaco Giuseppe Sala parla di ossessione per le periferie e non a torto. I problemi di degrado, di disagio, di sicurezza sono quasi tutti concentrati in alcuni quartieri periferici o semiperiferici e che in molti casi generano rischi che sono arrivati pericolosamente a livello di guardia. Non credo che il primo cittadino di Milano voglia o possa progettare e mettere in opera provvedimenti epocali, si limiterà a fare ordine, a ristabilire un dignitoso livello di vivibilità laddove questo risulti compromesso da anni di incuria e disinteresse. E sarebbe già un grande risultato. A Varese il problema è invece speculare. Le questioni inerenti il degrado, la sporcizia, la presenza di situazioni che oggettivamente incutono timore per sicurezza e vivibilità sono concentrate in un raggio di mezzo chilometro dalla fontana di piazza Monte Grappa. Ci sono questioni generali che le città hanno dovuto sopportare e subire e che hanno inciso non poco sulle problematiche sopra ricordate. L’afflusso massiccio e incontrollato di stranieri, spacciati prima per profughi e poi rivelatisi in grandissima parte migranti economici, di fatto clandestini allo sbando, ha sicuramente contribuito a creare disordine e insicurezza. Nel migliore dei casi queste persone vagano sfaccendate e senza meta per il centro storico dediti alla questua insistente. Ci sono poi questioni annose ed irrisolte e a quanto pare ancora di difficile risoluzione definitiva, come ad esempio la solita e fatiscente caserma Garibaldi che incombe in una piazza senza vita alla mercè degli sbandati. Quando la sopportazione raggiunge il limite, ecco spuntare puntuali i palliativi per fare un po’ di scena. I bengalesi venditori di rose agli incroci danno fastidio?  Nessun problema, si materializza uno stuolo di forze dell’ordine che li fa sloggiare, salvo poi ritrovarseli, non giorni dopo, ma poche ore dopo, davanti ai semafori di periferia. Come nel quartiere di Fogliaro. E tutto resta come prima. A Milano il dibattito verte su come ridare o dare vita a quartieri che nel corso degli anni hanno perso riferimenti e rapporti umani creando sacche di degrado pericoloso, a Varese il problema è ben più serio e riguarda la vocazione della città, soprattutto del suo centro. Un caso piuttosto anomalo. Il centro è in realtà un quartiere senza vita. La Varese bottegaia è solo un ricordo, il commercio è in crisi, le vetrine vuote sono una miriade. Servizi di pregio o altre attività economiche significative non se ne vedono. Vanno bene le prime toppe e il maquillage, ma serve ben altro. Doveroso e non più rinviabile l’impegno per sistemare l’area delle stazioni e piazza della Repubblica, tanto per fare i soliti due esempi, e che andrebbero appunto riordinate, ripulite e bonificate prima di progettare qualsiasi intervento. E va bene, ma poi cosa si vedrà in futuro? Pulizia, ordine e sicurezza d’accordo, ma nel deserto?

Foto: da "Il capitale umano" di P. Virzì

 

Rispunta Stefano Parisi, leader di Energie PER l’Italia, il movimento liberal popolare da lui stesso ispirato, nato a settembre scorso con lo scopo di rigenerare il centrodestra. In settimana, partecipando a Milano come relatore all'incontro di Ambrosetti "Ricostruire l'Italia", ha detto, attaccando l’Europa e la politica europea, “(l’Europa, n.d.r.) ha sbagliato quasi tutto. Servono logiche completamente diverse. Serve ricostruire un'offerta politica seria che dia soluzioni credibili al popolo. È l'unica chance che abbiamo per tirare su il nostro Paese prima ancora che l'Europa. Io sto organizzando questa chance. Siamo partiti a settembre con Megawatt in un capannone industriale di Milano. Abbiamo girato l'Italia, costruendo qualcosa di molto significativo. All'inizio di aprile a Roma presenteremo i risultati in un grande evento nazionale, presenteremo un programma per il Paese, presenteremo la squadra. Si vedrà qualcosa di nuovo, che può essere utile a tutti". Ovviamente la visione di Europa che ha in mente Parisi è molto distante da quella di buona parte del centrodestra, "l'Europa oggi vive un rischio concreto di disfacimento. Se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni l'Europa di fatto cesserebbe di esistere. Trump sta già intervenendo sul sistema degli accordi commerciali, c'è un cambio di strategia globale che vede la UE in un angolo. Perdura la crisi economica, e l'emergenza terrorismo islamico continua ad incombere. L'Europa è molto debole di fronte a tutto questo. L'Europa ha sbagliato obiettivo pensando che il nemico comune fosse la Russia. Ha abbandonato gli Stati mediterranei a loro stessi sull'immigrazione”. L’interesse è però concentrato su come si muoverà Parisi nella scacchiera della politica nostrana, fatta di tattiche, di posizionamenti, di ambizioni personali, di calcoli spiccioli e spesso e volentieri di inciuci ed accordi sottobanco, anche con quelli che dovrebbero essere gli avversari. Il programma che presenterà e la relativa squadra sono quelli di Energie PER l’Italia, ma che tipo di relazione verrà impostata con gli altri partiti della coalizione? Il calcolo di Parisi è quello di votare a scadenza naturale e con una legge elettorale che preservi la matrice proporzionale. Tradotto: la speranza è quella di un contenimento nel tempo della spinta dei populismi, tipo ottimizzare una eventuale sconfitta della Le Pen ad aprile e il calo di gradimento di Trump nel corso dei prossimi mesi e poi tentare una corsa solitaria alle elezioni, contarsi e andare a trattare con gli altri dopo il voto. Viceversa giocarsela alle primarie, mettendo sul piatto tutto il lavoro fatto in giro per l’Italia sinora sperando che basti almeno per essere in qualche modo condizionante negli equilibri della futura coalizione. Sempre in settimana Parisi si è visto in quel di Sesto San Giovanni. Come noto, il popoloso comune alle porte di Milano va alle urne in primavera e in quella tornata vedremo il battesimo del fuoco di Energie PER l’Italia che correrà per sostenere un candidato sindaco “civico”, Gianpaolo Caponi, almeno per ora alternativo a tutti, anche al centrodestra. E che già cinque anni fa si presentò come terzo polo, o terzo incomodo. E’ una strategia quella di Parisi? E’ un caso isolato, locale? E’ una manfrina per marcare il terreno in attesa di un accordo in extremis con il centrodestra per tenere tutti uniti e fare il colpaccio a Sesto? Lo vedremo. L’occasione è sicuramente ghiotta per contarsi, partire dalla Stalingrado d’Italia, eterno feudo della sinistra, è poco costoso in termini politici e di immagine, qualunque esito ovviamente sarà ben accetto, se poi aggiungiamo che la sinistra locale oggi non viaggia in buone acque, è probabile che alla fine si rimedi un buon risultato. Ma onestamente di quello che farà Parisi a Sesto interessa poco in questo momento anche se alcune chiavi di lettura sono facilmente generalizzabili. Dal centrodestra locale è partito immediatamente il fuoco di sbarramento nei confronti delle velleità parisiane. Il candidato di Forza Italia, Roberto Di Stefano, l’ha derubricato a “progetto neo centrista” rivolto a porsi “come stampella della sinistra”. “La candidatura di Caponi - ha attaccato l'attuale vicepresidente del Consiglio comunale - è perdente in partenza, che ricorda per inconsistenza e poca presa sui cittadini l'esperienza del terzo polo montiano, bocciata sonoramente dal voto popolare”. Di Stefano oggi è il candidato designato da Forza Italia e sul suo nome sembrano convergere Lega e Fratelli d'Italia: “Siamo - dice l'esponente azzurro - gli unici che possono scardinare il potere rosso a Sesto San Giovanni, forti delle nostre idee, della nostra unità e della nostra coerenza”. Da parte di Energie PER l’Italia non si cerca lo scontro, anzi. La linea dei parisiani ruota intorno al concetto “candidati unitari e di qualità”. Ed è una posizione che lascerebbe pensare a possibili margini per un accordo. Ma il dubbio rimane, ovvero quello di ritrovarsi alla fine di fronte ad una sorta di Scelta Civica oppure, visto il conio liberal popolare della neoformazione, ad una riedizione allargata del Fare di Oscar Giannino. Insomma, per farla breve, tanto rumore per nulla. Un centrodestra litigioso, diviso tra le spinte populiste ed estreme della Lega e il declino di Berlusconi lasciava e lascia immaginare ampi spazi di manovra per l’ex candidato sindaco di Milano. Che però è stato subito emarginato dal corpaccione dei partiti storici dell’alleanza, si è rifugiato in un lavoro programmatico e ideale di ampio respiro che potrebbe però appunto rivelarsi inutile nel caso in cui persistesse l’idea della corsa solitaria. L’eterna lotta tra il nuovo e il vecchio, tra la politica politicante e gli ideali, tra chi ha le truppe e chi ha i programmi sembra il leit motiv del centrodestra odierno. Se la suddetta coalizione vuole ritornare vincente deve fare lo sforzo di rimettere tutti intorno allo stesso tavolo e fare in modo che tutti giochino a carte scoperte, alla luce del sole.

 

Varese e i laghi, un territorio culturalmente fertile anche per la presenza di alcuni prestigiosi premi letterari che già da tanti anni vanno ad arricchire un ampio ventaglio di proposte culturali della più svariata specie. Nessuno ha mai pensato di fare sistema? Di organizzare iniziative e sinergie virtuose che vadano al di là del puro networking, del fare rete che è già un buon inizio, ma che alla lunga non basta? E’ un vecchio argomento, più volte e a fasi alterne sollevato e dibattuto, ma sempre riservatamente, in ristretti consessi, quasi di soppiatto tra ambiti notoriamente ben presidiati dai rispettivi promotori e sovente impermeabili a suggerimenti di questo tipo. Ora lo stimolo giunge pubblicamente dagli ideatori ed organizzatori di "Scrivi l'amore-Premio Mario Berrino". Ma andiamo con ordine. Si svolgerà a Ispra, accogliente e ridente località del basso Verbano, presso la Tenuta La Quassa in via Cadorna 327, domenica 12 febbraio 2017 alle ore 16.00, la decima finale della sopra ricordata rassegna letteraria "Scrivi l'amore-Premio Mario Berrino". Nel corso della manifestazione verranno proclamati i vincitori per tutte le categorie e sezioni in gara. Siamo soddisfatti dell'andamento della decima edizione che ha permesso un consolidamento significativo della manifestazione con opere giunte da ogni regione d'Italia e dall'estero”, sottolineano Gianpietro Roncari, Presidente dell'associazione culturale "Amici di Mario Berrino" e Davide Pagani, patron della rassegna letteraria. E aggiungono, “ci piacerebbe e, per questo, lanciamo un appello agli organizzatori del "Premio Chiara", del "Premio Morselli" e della rassegna "Giallo sui laghi" festeggiare assieme a loro ad Ispra attraverso una giornata di cultura e poesia che possa riunire sul Lago Maggiore i principali premi letterari del territorio "facendo sistema" culturale e artistico”. E concludono, confidiamo in una positiva risposta da parte degli organizzatori dei prestigiosi premi letterari che invitiamo sia domenica prossima che a contattarci per valutare assieme la nostra proposta nel segno della cultura e della promozione territoriale”. In sostanza Pagani e Roncari lanciano l’idea di un workshop che coinvolga tutti i promotori e organizzatori dei principali premi letterari che si tengono annualmente tra Varese e i Laghi, che spaziano tra poesia, racconto e approfondimento della cultura locale. Un sasso in piccionaia per risvegliare l’attenzione nei confronti di iniziative pregevoli anche per la notorietà a fini turistici della nostra provincia. A questo punto ci auguriamo che tale proposta sia foriera di sviluppi positivi sia per il futuro dei premi stessi sia per la promozione delle attività culturali in generale nel territorio.

Marco Parolo, centrocampista della Lazio, originario di Gallarate (VA), dopo le 4 reti rifilate al Pescara nell’ultima di campionato, è entrato in un club particolare riservato a pochi eletti: i calciatori che hanno siglato un “poker” in serie A. In realtà il suddetto club comincia ad essere affollato, Parolo è infatti il 27esimo in assoluto ad entrarci. Per rimanere nell’era calcistica moderna, come non ricordare il divin codino Roberto Baggio che fu autore di quattro reti in una sola gara nel 1992 in un Juventus – Udinese finito 5-1. Bobo Vieri riuscì a farne 4 in un colpo solo in un Inter-Parma (4-0) del 2002. Qualche anno prima il brianzolo, allora alla Lazio, Pierluigi Casiraghi ne fece quattro in un folle 8 a 2 tra Lazio e Fiorentina a quei tempi, nel 1995, allenata da Ranieri. In questo pregiato elenco troviamo ovviamente anche l’indimenticabile cigno di Utrecht Marco Van Basten che segnò 4 reti in un Napoli-Milan del 1992 che finì 1 a 5 per i rossoneri. L’aeroplanino Vincenzo Montella un poker lo siglò addirittura in un derby. L’attuale tecnico del Milan porterà sempre con sè il ricordo della sfida alla Lazio del marzo 2002: fu un clamoroso 5 a 1 per i giallorossi. Più recentemente ricordiamo Miroslav Klose, un goleador incredibile che vanta record su record in tanti ambiti. Uno appunto in serie A lo accomuna a Parolo: anche lui ha segnato più reti in una sola partita, ma erano ben 5, nel maggio 2013 in un Lazio-Bologna 6 a 0. Mauro Icardi, oggi all’inter, quattro reti le mise a segno in una sola gara con la casacca della Samp, quando i blucerchiati sconfissero il Pescara, ancora lui, in un rocambolesco 6 a 0 nel 2013. Il belga, in forza al Napoli, Dries Mertens, in corsa per la leadership della classifica marcatori di quest’anno, ha segnato un poker contro il Torino qualche giornata fa. Ed infine l’astro nascente Domenico Berardi che fu autore di un poker che fece malissimo a Max Allegri. Il giovane trequartista del Sassuolo fece 4 reti al Milan nel gennaio 2014 e decretò di fatto l’esonero dell’attuale tecnico juventino

Ma torniamo a Marco Parolo. Il non più di primo pelo centrocampista gallaratese, classe 1985, 32 anni appena compiuti, è ormai sicuramente da annoverare tra le maggiori glorie calcistiche del varesotto. Dopo una lunga gavetta nelle serie minori, cominciata nel Como e proseguita a Pistoia, Foligno e Verona, Parolo ha finalmente trovato la definitiva consacrazione nelle tre stagioni giocate con continuità e brillantezza nel Cesena. Nell’annata 2009-10 ha contribuito in maniera determinante alla promozione in serie A dei romagnoli a suon di gol. Nel 1012 approda al Parma ed infine nel 2014 alla Lazio. E’ ormai un veterano affidabile, nella massima serie vanta circa 230 presenze e 35 gol. Ha indossato ventinove volte la maglia della Nazionale, ha totalizzato presenze e gol pure nelle coppe europee per club. Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, Parolo è un centrocampista centrale dalle spiccate doti offensive, è ambidestro e possiede un potente tiro dalla distanza. Possiede anche un buon senso della posizione e una buona abilità nel togliere palloni agli avversari per poi riavviare l'azione con passaggi o cross precisi. Alla prossima quaterna.

Foto: Getty Images

 

Pensi a Gilberto Oneto e ti viene in mente la Padania in tutte le sue possibili declinazioni: storiche, identitarie, politiche, culturali e anche linguistiche. Oneto, biellese di origine, scomparso a Verbania quasi settantenne alla fine del 2015, è stato un insigne architetto del paesaggio, ma oggi è ricordato soprattutto per la sua lunga attività di giornalista, scrittore e intellettuale di riferimento di quel variegato universo padanista e indipendentista che ha fiancheggiato per tanti anni la Lega, standone però a distanza di sicurezza essendo lui per principio uno spirito libero. Amico personale e collaboratore del prof. Gianfranco Miglio, ha scritto e discusso tanto, ha approfondito come nessun altro il rapporto fra il territorio e l'identità culturale ad esso collegata, si è dedicato con impegno certosino ad approfondire la storia e le istituzioni delle regioni padane. È stato più precisamente ricercatore e divulgatore dei simboli dell'identità culturale dei popoli padano-alpini, attraverso iniziative anche controverse e spesso discusse: dall'interesse per il revisionismo storico all'araldica (è il riscopritore del cosiddetto Sole delle Alpi); dalle espressioni della cultura popolare alle loro trasformazioni in iniziative politiche. La sua vasta produzione bibliografica spazia dallo studio della simbologia araldica, alla costruzione identitaria (L'invenzione della Padania, 1997), fino allo studio del significato delle Piccole Patrie. Tra le iniziative editoriali più interessanti sono da ricordare anche i Quaderni padani, un bimestrale pubblicato sin dal 1995, con lo scopo di approfondire appunto i molteplici aspetti della cultura identitaria delle comunità padano-alpine. Da ultimo, ma non meno importante, l’assidua e costante presenza agli eventi e ai convegni della Associazione culturale Terra Insubre.

La sua eredità intellettuale è oggi mantenuta viva dalla Associazione a lui intitolata e che svolge attività di promozione e divulgazione del pensiero onetiano tramite pubblicazioni, presentazioni ed eventi. Domenica 12 febbraio (vedi in basso il pro memoria dettagliato) sarà presentato il volume Il Padazionario. Un testo completato da Gianfrancesco Ruggeri sulla base di un lavoro iniziato a suo tempo da Gilberto Oneto. Chiarissimo il contenuto e l’argomento, con una raccomandazione: attenzione! Nuoce gravemente ai puristi della lingua italiana….

 

Pro memoria:

 

Domenica 12 Febbraio 2017 dalle ore 15:00

  L'Assocazione Gilberto Oneto è lieta di invitarvi presso il  Centro Culturale “Mons. A. Vismara”, via Misericordia 1, Spirano (Bg) (primo piano, sopra la biblioteca comunale con ingresso in via Misericordia)

  alla presentazione del nuovo volume   Il Padazionario  ATTENZIONE: nuoce gravemente ai puristi della lingua italiana...

 

Programma

ore 15:00   Benvenuto del Sindaco Giovanni Francesco Malanchini

ore 15:10   Introduce la giornata Gianluca Marchi, Presidente dell’Associazione Gilberto Oneto

ore 15:30   Presenta il libro “Il Padazionario” l'autore Gianfrancesco Ruggeri, con la partecipazione di Gioan March Pòlli

ore 16:30   Illustra il programma 2017 dell’Associazione Gilberto Oneto Prof. Stefano Bruno Galli  

Durante l’evento saranno presenti gli stand di  

•   Associazione Gilberto Oneto

•   Associazione Culturale Terra Insubre

•   Terra Orobica

Ai soci in regola con le quote associative per l'anno 2016 verrà consegnata una copia del libro. Sarà inoltre possibile rinnovare l'iscrizione all'Associazione Gilberto Oneto per l'anno 2017.

Info:

Associazione Gilberto Oneto -  Via Elena Conelli 21, 28832 Belgirate (VB)

http://www.associazionegilbertooneto.org

 

Non è una notizia di cronaca come tutte le altre quella che riguarda l’ultima nomina in ordine di tempo di Regione Lombardia. O lo sarebbe stata se ci trovassimo in tutt’altro contesto, ma invece siamo già in campagna elettorale, cominciata, come tutti ricordano, poche settimane fa con l’annuncio di Roberto Maroni di volersi ricandidare alla presidenza regionale. La suddetta nomina riguarda il vertice dell’Aler di Monza e Brianza, uno scranno lasciato libero da Mario Angelo Sala, finito a sua volta all’Aler di Milano su indicazione di Maroni. Il leghista passa a Milano e un forzista sarebbe dovuto finire sulla poltrona monzese ed invece non è stato così, al posto dell’uomo gradito ad Arcore, Francesco Magnano, ci si ritrova con la nomina di Alessandro Dal Ben. Naturalmente è una questione all’apparenza nata senza padri, che sarà derubricata ad equivoco e per la quale si troverà un capro espiatorio colpevole dello sgarbo, sicuramente però la faccenda avrà strascichi politici pesanti nei prossimi tempi. Ma comunque non è questa la notizia vera. Appunto, è iniziata la campagna elettorale e le classiche bocce in campo per la designazione del candidato presidente della regione Lombardia non sono ancora ferme al loro posto. E con grande probabilità di azzeccarci, Maroni ha voluto saggiare la situazione lanciando il classico sasso in piccionaia. Per scuotere Arcore, per sondare la reattività di Berlusconi e soprattutto per vedere i contraccolpi nel campo di chi vorrebbe ostacolarlo. Una corrente di pensiero dai confini piuttosto vaghi ed elastici, collocata in area forzista e non solo, spingerebbe per una discesa in campo di Mariastella Gelmini. Il calcolo è di bassa cucina politica, Forza Italia è ormai un simulacro di partito, declinante, divisa internamente, basti pensare alla recente diatriba milanese, l’unica via di uscita ad un vicolo cieco è trovare qualcuno che, grazie ad indubbie competenze, capacità ed energia, sia in grado di sostenere una campagna elettorale con successo o che sia in grado di minacciare di farla per meri calcoli di dissuasione esterna e per riaggregare il partito. Ed oggi l’unica in grado di svolgere tale missione è proprio la Gelmini, reduce dal successo alle elezioni amministrative di Milano dove portò Forza Italia ad un insperato 20%, doppiando la Lega e raccogliendo una messe importante di preferenze personali. Una candidatura quindi credibile anche per giocare la carta di riserva, che è molto probabilmente quella che  in realtà interessa, ovvero concedere il via libera a Maroni spostando il valore, il peso politico e i voti forzisti sulla partita che si giocherà al tavolo nazionale per le concomitanti elezioni politiche dove chi fa l'andatura è Salvini. Le due campagne si intrecciano e sono sicuramente inscindibili nelle piazze importanti e determinanti anche per l’immagine come la Lombardia. Sempre che si voglia riproporre una coalizione di centrodestra alle elezioni politiche, anche dopo il voto in uno scenario di proporzionale. Maroni non intende indietreggiare, il suo modello Lombardia funziona, è un ottimo marchingegno di distribuzione di potere e di conseguenza una ben oleata macchina di voti, una leva importante in un periodo di scarsa idealità e valori condivisi in una coalizione evanescente. Che comunque, la coalizione, resta basilare nel suo disegno e in Lombardia non sembra in discussione. In mancanza di opzioni alternative credibili o di fatti terzi che rimescolino le carte, il patto informale che da sempre esiste in Lega tra un Maroni con le mani libere in regione e un Salvini con le mani libere in Italia blinderebbe senza problemi la candidatura del Bobo di Lozza all’interno del Carroccio con l’unica eccezione degli eventuali e probabili inciuci subdoli o desistenze di chi non lo ama, ma che a livello regionale non sembrano per niente numericamente condizionanti. All’esterno della Lega le mine vaganti al momento sono incapaci di esplodere, come Stefano Parisi, tra quelli più in vista, i problemi, o meglio le remore, per Maroni arriveranno appunto da Forza Italia. Meglio inviare per tempo avvertimenti perentori e nel terreno che più interessa, ovvero quello della distribuzione delle sedie. Come nel caso di Aler Monza e Brianza. A pensar male si fa peccato, ma si azzecca.

 

Piazza Duomo non ha mai pace. Si susseguono le giunte di tutti i colori, cambiano le mode e i gusti, passano i decenni eppure la piazza principale e centrale di Milano, la più bella (in teoria) e rappresentativa della città è sempre il regno del disordine, dell’incompiuto, delle scelte a metà e soprattutto del cattivo gusto declinato in tutte le salse. Un’area che dovrebbe essere libera da fronzoli e aggiunte, pulita e ordinata come una piazza di De Chirico, è invece il regno perenne e incontrastato dei mercatini dozzinali, del commercio abusivo, per non parlare di tutto il resto che abbiamo visto nel corso degli anni, dalle pseudo opere d’arte, al nuovo vagone della metropolitana, dai campi di beach volley ai concerti ed eventi per tutti i gusti ma sempre fuori luogo o troppo invasivi, dall'eterno capannone della Veneranda Fabbrica ai gazebi, ai tendoni e chioschi vari posizionati dove capita. Il sindaco di turno, chiunque sia, di solito le tenta tutte, a parole, per fare ordine, ma poi tutto torna o resta come prima. L’ultima trovata della serie però merita il premio della fantasia e della creatività: in piazza arriveranno i banani e le palme. Piante sicuramente decorative, belle a vedersi, ma come mai sono state scelte proprio queste tra tante altre? Forse perchè sono ritenute una tipica vegetazione padana? Non proprio, ovviamente. La ragione è il vil denaro, pecunia non olet come dicevano i nostri avi. Sarà infatti inaugurato il prossimo aprile di fianco al Duomo il primo punto vendita italiano di Starbucks. Per chi non lo sapesse, si tratta di una catena americana di caffetterie che intendono ispirarsi alla tradizione italiana del caffè. Ai consumatori l’ardua sentenza. Questa decisione imprenditoriale porta in dote una collaborazione con il Comune per il rifacimento delle aiuole verdi di piazza Duomo. La fredda e burocratica nota dell’assessore alla partita Pierfrancesco Maran è quasi comica. Si parte dall’ineludibile "collaborazione tra pubblico e privato" per arrivare ad auspicare un modello proficuo "nel trovare soluzioni che rendano più belle e curate le aree verdi della città". Con l'idea di dare "un tocco esotico alla piazza". Sì, perché il progetto è quello di portare "in uno dei luoghi simbolo della città palme, banani e fioriture alternate durante le stagioni, in modo da garantire sempre vivacità e colore". La soprintendenza ha detto di sì al progetto, fanno sapere dal Comune. Se cambi una grondaia in un palazzo storico ti seppelliscono di cavilli e obblighi, giustissimi per carità, forse lo stesso zelo sarebbe auspicabile anche nel concedere permessi per arredi quanto meno discutibili dal punto di vista della tradizione e della storia di questa parte della città. Una metropoli melting pot, aperta al mondo, crocevia di turismo ed affari, culturalmente di primo piano non può scadere in questo modo. Non può svendere l’immagine e il decoro della piazza simbolo della città nello stesso modo in cui un anonimo mall americano sistemerebbe le aiuole del parcheggio davanti alla propria caffetteria. Con buona pace delle palme e dei banani, che amiamo, ma che a Milano sono assolutamente fuori luogo.

 

Presentata ieri a Palazzo Reale miart 2017, la ventiduesima edizione della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano organizzata da Fiera Milano e diretta per la prima volta da Alessandro Rabottini, già Vice Direttore nel 2016. Una nuova edizione che consolida gli importanti risultati raggiunti negli ultimi quattro anni e che si arricchisce di novità nel format e di presenze e collaborazioni sempre più prestigiose.

Alla presentazione sono intervenuti Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giovanni Gorno Tempini, Presidente Fondazione Fiera Milano, e Alessandro Rabottini, direttore artistico di miart 2017.

Dal 30 marzo al 2 aprile i padiglioni di fieramilanocity accoglieranno 175 gallerie internazionali (+ 13% rispetto all’edizione 2016) che ancora una volta rappresentano il meglio dell’arte moderna e contemporanea e del design a edizione limitata. Si conferma importante la presenza di gallerie straniere che quest’anno partecipano alla fiera milanese: saranno infatti 71 le gallerie estere – il 41% del totale – provenienti da 13 paesi oltre l’Italia (Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Repubblica Slovacca, Romania, Spagna, Sudafrica, Stati Uniti, Svizzera), con una spiccata presenza di gallerie provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna – a testimoniare la forte attenzione del mercato più vivace del mondo verso miart e la formula consolidata e arricchita dalla Direzione Artistica di Alessandro Rabottini. Con l’edizione del 2017 miart si conferma la fiera in Italia con la più ampia offerta cronologica, attraverso la presenza di opere che spaziano dai primi anni del secolo scorso fino alle più recenti sperimentazioni.

“Miart rappresenta un evento di grande valore culturale per Milano e per l’Italia - afferma Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Fondazione Fiera Milano. E’ con questa convinzione che, come sistema fieristico milanese, continuiamo a sostenere e promuovere questa manifestazione, capace di connettere e collegare tra loro le potenzialità delle gallerie più importanti a livello mondiale e le istituzioni ad ogni livello. Siamo certi che anche la prossima edizione sarà un appuntamento di eccellenza e mobiliterà le migliori risorse e le energie più propositive della nostra città, rappresentando un sempre più importante riferimento per il mercato dell’arte moderna e contemporanea, e un evento di ulteriore attrattività internazionale per Milano.”

“Si precisa e giunge a maturazione il modello dell’artweek milanese, sperimentato negli scorsi anni e arricchito quest’anno da una serie di inaugurazioni, aperture straordinarie, visite guidate, contenuti speciali ed eventi, realizzati in collaborazione con tutte le istituzioni pubbliche e private che aderiscono all’iniziativa – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Filippo del Corno –. Una settimana dedicata agli appassionati d’arte contemporanea che mette in luce l’energia e la vitalità creativa di Milano, riaffermandone il ruolo di capitale della creatività contemporanea”

“La qualità del percorso intrapreso da miart negli ultimi anni ci porta oggi a presentare una manifestazione ambiziosa e capace di coniugare un’offerta cronologicamente molto vasta con uno sguardo fresco sul passato e una visione attenta e consapevole sul presente – ha dichiarato Alessandro Rabottini, nuovo Direttore Artistico di miart. Il progetto di miart 2017 ha un respiro sempre più allargato e inclusivo, guarda alle molteplici dimensioni del mercato dell'arte e offre al nostro pubblico uno spettro molto ampio della ricerca e della produzione artistica, dalle ultimissime generazioni fino ai capolavori del secolo scorso. In questa nuova veste miart consolida la sua struttura e stabilisce un dialogo sempre più forte con il collezionismo, le gallerie e le istituzioni, oltre che con la città di Milano, di cui fa pienamente propria la natura internazionale e aperta alle novità, che la mette direttamente in dialogo con le maggiori capitali del mondo”.

Il Comune di Milano e miart 2017 rinnovano e incrementano la stretta collaborazione avviata nelle ultime quattro edizioni con tutte le realtà che operano nella promozione e nella conoscenza dell’arte. miart è nuovamente capofila della “Art Week” milanese e del ricco programma di eventi, inaugurazioni e aperture speciali che coinvolgerà istituzioni pubbliche, fondazioni e gallerie private, per la prima volta già a partire da lunedì 27 marzo e per tutta la durata della fiera. 

Nel segno della continuità con le precedenti edizioni, un nuovo ciclo di miartalks accompagnerà le tre giornate di apertura al pubblico della fiera. I miartalks saranno realizzati anche quest’anno in collaborazione con In Between Art Film – la casa di produzione per film d’artista e video sperimentali fondata da Beatrice Bulgari.

Si arricchisce di tre nuovi premi e di nuovi partner il bouquet di Premi e Fondi di acquisizioni legati a miart. Accanto al Fondo di Acquisizione Giampiero Cantoni di Fondazione Fiera Milano – che anche quest’anno mette a disposizione 100.000 € per acquisire opere d’arte moderna e contemporanea che andranno a costituire la collezione di Fondazione Fiera Milano – si confermano con la stessa formula il Premio Rotary Club Milano Brera, per l’arte contemporanea e i giovani artisti, e il Premio Herno, in collaborazione con Herno SpA, che per il terzo anno sarà assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo. Nuovo corso per il Premio Emergent per la miglior galleria emergente, che diventa Premio BeArt/emergent grazie alla partnership con BeArt, piattaforma di crowdfunding creata per il mondo dell'arte. Entrano invece a far parte dell’offerta di premi di miart 2017 il Premio Fidenza Village per Generations, in collaborazione con Fidenza Village e Value Retail, per il miglior stand della sezione Generations; il Premio On Demand, in collaborazione con l’associazione svizzera Snaporazverein, destinato alla migliore presentazione all’interno della nuova sezione On Demand; e infine il Premio CEDIT, in collaborazione con CEDIT, che consisterà nell’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente – presentata all’interno della sezione Object – e destinata alla collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano.

Si confermano le partnership che accompagnano miart dal 2013 con il ristorante tre stelle Michelin da Vittorio e lo champagne Ruinart per la VIP lounge, con l’hotel The Westin Palace Milan per l’ospitalità. miart 2017 sarà inoltre vetrina per la nuova edizione del Menabrea Art Prize.

Fa il suo ingresso tra i partner di miart NAVA Press, che ha curato in collaborazione con Mousse la realizzazione dei materiali stampati.

Si rinnova anche quest’anno la partnership con Sky Arte HD, media partner della fiera dal 2015.

Per la prima volta, in concomitanza con miart, si terrà BIT Milano, Fiera Internazionale del Turismo che aprirà al pubblico domenica 2 aprile. Grazie a questa concomitanza, con il biglietto di ingresso di miart si potrà visitare gratuitamente BIT.

 

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