• Varese, tutte le novità per il Premio Chiara 2017
    Varese, tutte le novità per il Premio Chiara 2017 Sul lago di Varese, nel suggestivo Isolino Virginia, presso il Ristorante Tana dell’Isolino, la sera di venerdì 23 giugno sono stati annunciati alla stampa i primi vincitori del Festival del Racconto - Premio Chiara 2017, promosso dall’Associazione “Amici di Piero Chiara” con il sostegno di Regione Lombardia, Repubblica e Cantone Ticino, Provincia di Varese, Comune di Varese, Comune di Luino, Camera di Commercio di Varese e Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus, presenti numerose autorità come l’assessore alla Cultura del Comune Roberto Cecchi, l’assessore regionale Francesca Brianza e il questore Giovanni Pepè. Padrona di casa come sempre Bambi Lazzati, vera e propria anima del Premio. La prima citazione è per il vincitore della ventesima edizione del Premio Chiara alla carriera, Valerio Massimo Manfredi, studioso e ricercatore dell’antichità e uno dei massimi…

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Claudio Bollentini

Claudio Bollentini

Pensi a Gilberto Oneto e ti viene in mente la Padania in tutte le sue possibili declinazioni: storiche, identitarie, politiche, culturali e anche linguistiche. Oneto, biellese di origine, scomparso a Verbania quasi settantenne alla fine del 2015, è stato un insigne architetto del paesaggio, ma oggi è ricordato soprattutto per la sua lunga attività di giornalista, scrittore e intellettuale di riferimento di quel variegato universo padanista e indipendentista che ha fiancheggiato per tanti anni la Lega, standone però a distanza di sicurezza essendo lui per principio uno spirito libero. Amico personale e collaboratore del prof. Gianfranco Miglio, ha scritto e discusso tanto, ha approfondito come nessun altro il rapporto fra il territorio e l'identità culturale ad esso collegata, si è dedicato con impegno certosino ad approfondire la storia e le istituzioni delle regioni padane. È stato più precisamente ricercatore e divulgatore dei simboli dell'identità culturale dei popoli padano-alpini, attraverso iniziative anche controverse e spesso discusse: dall'interesse per il revisionismo storico all'araldica (è il riscopritore del cosiddetto Sole delle Alpi); dalle espressioni della cultura popolare alle loro trasformazioni in iniziative politiche. La sua vasta produzione bibliografica spazia dallo studio della simbologia araldica, alla costruzione identitaria (L'invenzione della Padania, 1997), fino allo studio del significato delle Piccole Patrie. Tra le iniziative editoriali più interessanti sono da ricordare anche i Quaderni padani, un bimestrale pubblicato sin dal 1995, con lo scopo di approfondire appunto i molteplici aspetti della cultura identitaria delle comunità padano-alpine. Da ultimo, ma non meno importante, l’assidua e costante presenza agli eventi e ai convegni della Associazione culturale Terra Insubre.

La sua eredità intellettuale è oggi mantenuta viva dalla Associazione a lui intitolata e che svolge attività di promozione e divulgazione del pensiero onetiano tramite pubblicazioni, presentazioni ed eventi. Domenica 12 febbraio (vedi in basso il pro memoria dettagliato) sarà presentato il volume Il Padazionario. Un testo completato da Gianfrancesco Ruggeri sulla base di un lavoro iniziato a suo tempo da Gilberto Oneto. Chiarissimo il contenuto e l’argomento, con una raccomandazione: attenzione! Nuoce gravemente ai puristi della lingua italiana….

 

Pro memoria:

 

Domenica 12 Febbraio 2017 dalle ore 15:00

  L'Assocazione Gilberto Oneto è lieta di invitarvi presso il  Centro Culturale “Mons. A. Vismara”, via Misericordia 1, Spirano (Bg) (primo piano, sopra la biblioteca comunale con ingresso in via Misericordia)

  alla presentazione del nuovo volume   Il Padazionario  ATTENZIONE: nuoce gravemente ai puristi della lingua italiana...

 

Programma

ore 15:00   Benvenuto del Sindaco Giovanni Francesco Malanchini

ore 15:10   Introduce la giornata Gianluca Marchi, Presidente dell’Associazione Gilberto Oneto

ore 15:30   Presenta il libro “Il Padazionario” l'autore Gianfrancesco Ruggeri, con la partecipazione di Gioan March Pòlli

ore 16:30   Illustra il programma 2017 dell’Associazione Gilberto Oneto Prof. Stefano Bruno Galli  

Durante l’evento saranno presenti gli stand di  

•   Associazione Gilberto Oneto

•   Associazione Culturale Terra Insubre

•   Terra Orobica

Ai soci in regola con le quote associative per l'anno 2016 verrà consegnata una copia del libro. Sarà inoltre possibile rinnovare l'iscrizione all'Associazione Gilberto Oneto per l'anno 2017.

Info:

Associazione Gilberto Oneto -  Via Elena Conelli 21, 28832 Belgirate (VB)

http://www.associazionegilbertooneto.org

 

Non è una notizia di cronaca come tutte le altre quella che riguarda l’ultima nomina in ordine di tempo di Regione Lombardia. O lo sarebbe stata se ci trovassimo in tutt’altro contesto, ma invece siamo già in campagna elettorale, cominciata, come tutti ricordano, poche settimane fa con l’annuncio di Roberto Maroni di volersi ricandidare alla presidenza regionale. La suddetta nomina riguarda il vertice dell’Aler di Monza e Brianza, uno scranno lasciato libero da Mario Angelo Sala, finito a sua volta all’Aler di Milano su indicazione di Maroni. Il leghista passa a Milano e un forzista sarebbe dovuto finire sulla poltrona monzese ed invece non è stato così, al posto dell’uomo gradito ad Arcore, Francesco Magnano, ci si ritrova con la nomina di Alessandro Dal Ben. Naturalmente è una questione all’apparenza nata senza padri, che sarà derubricata ad equivoco e per la quale si troverà un capro espiatorio colpevole dello sgarbo, sicuramente però la faccenda avrà strascichi politici pesanti nei prossimi tempi. Ma comunque non è questa la notizia vera. Appunto, è iniziata la campagna elettorale e le classiche bocce in campo per la designazione del candidato presidente della regione Lombardia non sono ancora ferme al loro posto. E con grande probabilità di azzeccarci, Maroni ha voluto saggiare la situazione lanciando il classico sasso in piccionaia. Per scuotere Arcore, per sondare la reattività di Berlusconi e soprattutto per vedere i contraccolpi nel campo di chi vorrebbe ostacolarlo. Una corrente di pensiero dai confini piuttosto vaghi ed elastici, collocata in area forzista e non solo, spingerebbe per una discesa in campo di Mariastella Gelmini. Il calcolo è di bassa cucina politica, Forza Italia è ormai un simulacro di partito, declinante, divisa internamente, basti pensare alla recente diatriba milanese, l’unica via di uscita ad un vicolo cieco è trovare qualcuno che, grazie ad indubbie competenze, capacità ed energia, sia in grado di sostenere una campagna elettorale con successo o che sia in grado di minacciare di farla per meri calcoli di dissuasione esterna e per riaggregare il partito. Ed oggi l’unica in grado di svolgere tale missione è proprio la Gelmini, reduce dal successo alle elezioni amministrative di Milano dove portò Forza Italia ad un insperato 20%, doppiando la Lega e raccogliendo una messe importante di preferenze personali. Una candidatura quindi credibile anche per giocare la carta di riserva, che è molto probabilmente quella che  in realtà interessa, ovvero concedere il via libera a Maroni spostando il valore, il peso politico e i voti forzisti sulla partita che si giocherà al tavolo nazionale per le concomitanti elezioni politiche dove chi fa l'andatura è Salvini. Le due campagne si intrecciano e sono sicuramente inscindibili nelle piazze importanti e determinanti anche per l’immagine come la Lombardia. Sempre che si voglia riproporre una coalizione di centrodestra alle elezioni politiche, anche dopo il voto in uno scenario di proporzionale. Maroni non intende indietreggiare, il suo modello Lombardia funziona, è un ottimo marchingegno di distribuzione di potere e di conseguenza una ben oleata macchina di voti, una leva importante in un periodo di scarsa idealità e valori condivisi in una coalizione evanescente. Che comunque, la coalizione, resta basilare nel suo disegno e in Lombardia non sembra in discussione. In mancanza di opzioni alternative credibili o di fatti terzi che rimescolino le carte, il patto informale che da sempre esiste in Lega tra un Maroni con le mani libere in regione e un Salvini con le mani libere in Italia blinderebbe senza problemi la candidatura del Bobo di Lozza all’interno del Carroccio con l’unica eccezione degli eventuali e probabili inciuci subdoli o desistenze di chi non lo ama, ma che a livello regionale non sembrano per niente numericamente condizionanti. All’esterno della Lega le mine vaganti al momento sono incapaci di esplodere, come Stefano Parisi, tra quelli più in vista, i problemi, o meglio le remore, per Maroni arriveranno appunto da Forza Italia. Meglio inviare per tempo avvertimenti perentori e nel terreno che più interessa, ovvero quello della distribuzione delle sedie. Come nel caso di Aler Monza e Brianza. A pensar male si fa peccato, ma si azzecca.

 

Piazza Duomo non ha mai pace. Si susseguono le giunte di tutti i colori, cambiano le mode e i gusti, passano i decenni eppure la piazza principale e centrale di Milano, la più bella (in teoria) e rappresentativa della città è sempre il regno del disordine, dell’incompiuto, delle scelte a metà e soprattutto del cattivo gusto declinato in tutte le salse. Un’area che dovrebbe essere libera da fronzoli e aggiunte, pulita e ordinata come una piazza di De Chirico, è invece il regno perenne e incontrastato dei mercatini dozzinali, del commercio abusivo, per non parlare di tutto il resto che abbiamo visto nel corso degli anni, dalle pseudo opere d’arte, al nuovo vagone della metropolitana, dai campi di beach volley ai concerti ed eventi per tutti i gusti ma sempre fuori luogo o troppo invasivi, dall'eterno capannone della Veneranda Fabbrica ai gazebi, ai tendoni e chioschi vari posizionati dove capita. Il sindaco di turno, chiunque sia, di solito le tenta tutte, a parole, per fare ordine, ma poi tutto torna o resta come prima. L’ultima trovata della serie però merita il premio della fantasia e della creatività: in piazza arriveranno i banani e le palme. Piante sicuramente decorative, belle a vedersi, ma come mai sono state scelte proprio queste tra tante altre? Forse perchè sono ritenute una tipica vegetazione padana? Non proprio, ovviamente. La ragione è il vil denaro, pecunia non olet come dicevano i nostri avi. Sarà infatti inaugurato il prossimo aprile di fianco al Duomo il primo punto vendita italiano di Starbucks. Per chi non lo sapesse, si tratta di una catena americana di caffetterie che intendono ispirarsi alla tradizione italiana del caffè. Ai consumatori l’ardua sentenza. Questa decisione imprenditoriale porta in dote una collaborazione con il Comune per il rifacimento delle aiuole verdi di piazza Duomo. La fredda e burocratica nota dell’assessore alla partita Pierfrancesco Maran è quasi comica. Si parte dall’ineludibile "collaborazione tra pubblico e privato" per arrivare ad auspicare un modello proficuo "nel trovare soluzioni che rendano più belle e curate le aree verdi della città". Con l'idea di dare "un tocco esotico alla piazza". Sì, perché il progetto è quello di portare "in uno dei luoghi simbolo della città palme, banani e fioriture alternate durante le stagioni, in modo da garantire sempre vivacità e colore". La soprintendenza ha detto di sì al progetto, fanno sapere dal Comune. Se cambi una grondaia in un palazzo storico ti seppelliscono di cavilli e obblighi, giustissimi per carità, forse lo stesso zelo sarebbe auspicabile anche nel concedere permessi per arredi quanto meno discutibili dal punto di vista della tradizione e della storia di questa parte della città. Una metropoli melting pot, aperta al mondo, crocevia di turismo ed affari, culturalmente di primo piano non può scadere in questo modo. Non può svendere l’immagine e il decoro della piazza simbolo della città nello stesso modo in cui un anonimo mall americano sistemerebbe le aiuole del parcheggio davanti alla propria caffetteria. Con buona pace delle palme e dei banani, che amiamo, ma che a Milano sono assolutamente fuori luogo.

 

Presentata ieri a Palazzo Reale miart 2017, la ventiduesima edizione della fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano organizzata da Fiera Milano e diretta per la prima volta da Alessandro Rabottini, già Vice Direttore nel 2016. Una nuova edizione che consolida gli importanti risultati raggiunti negli ultimi quattro anni e che si arricchisce di novità nel format e di presenze e collaborazioni sempre più prestigiose.

Alla presentazione sono intervenuti Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Giovanni Gorno Tempini, Presidente Fondazione Fiera Milano, e Alessandro Rabottini, direttore artistico di miart 2017.

Dal 30 marzo al 2 aprile i padiglioni di fieramilanocity accoglieranno 175 gallerie internazionali (+ 13% rispetto all’edizione 2016) che ancora una volta rappresentano il meglio dell’arte moderna e contemporanea e del design a edizione limitata. Si conferma importante la presenza di gallerie straniere che quest’anno partecipano alla fiera milanese: saranno infatti 71 le gallerie estere – il 41% del totale – provenienti da 13 paesi oltre l’Italia (Austria, Belgio, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Repubblica Slovacca, Romania, Spagna, Sudafrica, Stati Uniti, Svizzera), con una spiccata presenza di gallerie provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna – a testimoniare la forte attenzione del mercato più vivace del mondo verso miart e la formula consolidata e arricchita dalla Direzione Artistica di Alessandro Rabottini. Con l’edizione del 2017 miart si conferma la fiera in Italia con la più ampia offerta cronologica, attraverso la presenza di opere che spaziano dai primi anni del secolo scorso fino alle più recenti sperimentazioni.

“Miart rappresenta un evento di grande valore culturale per Milano e per l’Italia - afferma Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Fondazione Fiera Milano. E’ con questa convinzione che, come sistema fieristico milanese, continuiamo a sostenere e promuovere questa manifestazione, capace di connettere e collegare tra loro le potenzialità delle gallerie più importanti a livello mondiale e le istituzioni ad ogni livello. Siamo certi che anche la prossima edizione sarà un appuntamento di eccellenza e mobiliterà le migliori risorse e le energie più propositive della nostra città, rappresentando un sempre più importante riferimento per il mercato dell’arte moderna e contemporanea, e un evento di ulteriore attrattività internazionale per Milano.”

“Si precisa e giunge a maturazione il modello dell’artweek milanese, sperimentato negli scorsi anni e arricchito quest’anno da una serie di inaugurazioni, aperture straordinarie, visite guidate, contenuti speciali ed eventi, realizzati in collaborazione con tutte le istituzioni pubbliche e private che aderiscono all’iniziativa – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Filippo del Corno –. Una settimana dedicata agli appassionati d’arte contemporanea che mette in luce l’energia e la vitalità creativa di Milano, riaffermandone il ruolo di capitale della creatività contemporanea”

“La qualità del percorso intrapreso da miart negli ultimi anni ci porta oggi a presentare una manifestazione ambiziosa e capace di coniugare un’offerta cronologicamente molto vasta con uno sguardo fresco sul passato e una visione attenta e consapevole sul presente – ha dichiarato Alessandro Rabottini, nuovo Direttore Artistico di miart. Il progetto di miart 2017 ha un respiro sempre più allargato e inclusivo, guarda alle molteplici dimensioni del mercato dell'arte e offre al nostro pubblico uno spettro molto ampio della ricerca e della produzione artistica, dalle ultimissime generazioni fino ai capolavori del secolo scorso. In questa nuova veste miart consolida la sua struttura e stabilisce un dialogo sempre più forte con il collezionismo, le gallerie e le istituzioni, oltre che con la città di Milano, di cui fa pienamente propria la natura internazionale e aperta alle novità, che la mette direttamente in dialogo con le maggiori capitali del mondo”.

Il Comune di Milano e miart 2017 rinnovano e incrementano la stretta collaborazione avviata nelle ultime quattro edizioni con tutte le realtà che operano nella promozione e nella conoscenza dell’arte. miart è nuovamente capofila della “Art Week” milanese e del ricco programma di eventi, inaugurazioni e aperture speciali che coinvolgerà istituzioni pubbliche, fondazioni e gallerie private, per la prima volta già a partire da lunedì 27 marzo e per tutta la durata della fiera. 

Nel segno della continuità con le precedenti edizioni, un nuovo ciclo di miartalks accompagnerà le tre giornate di apertura al pubblico della fiera. I miartalks saranno realizzati anche quest’anno in collaborazione con In Between Art Film – la casa di produzione per film d’artista e video sperimentali fondata da Beatrice Bulgari.

Si arricchisce di tre nuovi premi e di nuovi partner il bouquet di Premi e Fondi di acquisizioni legati a miart. Accanto al Fondo di Acquisizione Giampiero Cantoni di Fondazione Fiera Milano – che anche quest’anno mette a disposizione 100.000 € per acquisire opere d’arte moderna e contemporanea che andranno a costituire la collezione di Fondazione Fiera Milano – si confermano con la stessa formula il Premio Rotary Club Milano Brera, per l’arte contemporanea e i giovani artisti, e il Premio Herno, in collaborazione con Herno SpA, che per il terzo anno sarà assegnato allo stand con il miglior progetto espositivo. Nuovo corso per il Premio Emergent per la miglior galleria emergente, che diventa Premio BeArt/emergent grazie alla partnership con BeArt, piattaforma di crowdfunding creata per il mondo dell'arte. Entrano invece a far parte dell’offerta di premi di miart 2017 il Premio Fidenza Village per Generations, in collaborazione con Fidenza Village e Value Retail, per il miglior stand della sezione Generations; il Premio On Demand, in collaborazione con l’associazione svizzera Snaporazverein, destinato alla migliore presentazione all’interno della nuova sezione On Demand; e infine il Premio CEDIT, in collaborazione con CEDIT, che consisterà nell’acquisizione di un’opera di un designer italiano emergente – presentata all’interno della sezione Object – e destinata alla collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano.

Si confermano le partnership che accompagnano miart dal 2013 con il ristorante tre stelle Michelin da Vittorio e lo champagne Ruinart per la VIP lounge, con l’hotel The Westin Palace Milan per l’ospitalità. miart 2017 sarà inoltre vetrina per la nuova edizione del Menabrea Art Prize.

Fa il suo ingresso tra i partner di miart NAVA Press, che ha curato in collaborazione con Mousse la realizzazione dei materiali stampati.

Si rinnova anche quest’anno la partnership con Sky Arte HD, media partner della fiera dal 2015.

Per la prima volta, in concomitanza con miart, si terrà BIT Milano, Fiera Internazionale del Turismo che aprirà al pubblico domenica 2 aprile. Grazie a questa concomitanza, con il biglietto di ingresso di miart si potrà visitare gratuitamente BIT.

 

"Credo che sia il momento che la Rai faccia qualcosa di più per portare parte dell'informazione a Milano, mi sembra doveroso e mi attiverò e chiederò al Consiglio comunale di fare altrettanto perché mi sembra giusto che la Rai si decida, dopo tante discussioni, a portare qualcosa a Milano". Lo ha detto il sindaco-manager di Milano, Beppe Sala, a margine della seduta di ieri del Consiglio metropolitano. Lo stesso Sala, a margine questa volta di una presentazione a palazzo Marino nella medesima giornata, interviene sulla questione Ema (European Medicines Agency, l'Agenzia Europea del Farmaco), “io sono abbastanza certo che la decisione sull'Ema, che non vuol dire il trasferimento operativo, avverrà in un tempo non lungo. Secondo me orientativamente da qua alle vacanze estive. Vedrete che sull'Ema decideranno in fretta e noi dovremo essere pronti". Sono due questioni completamente differenti, di portata ed interesse diverso, ma hanno il minimo comune denominatore di porre al centro Milano, capitale de facto dell’informazione e della televisione da una parte e catalizzatore degli effetti benefici del post Brexit dall’altra. La valorizzazione della presenza della tv pubblica con il suo centro di produzione a Milano è una vecchia questione, un obiettivo che non deve essere inteso come un mero riconoscimento dovuto alla città che ormai riveste il ruolo più importante nel settore specifico, oltre ad essere la capitale economica e finanziaria del Paese, ma deve rientrare in un progetto concreto a lungo termine, strutturale e dalle ricadute operative ed economiche importanti. La presa di posizione di Sala nasce sicuramente dalla concomitante questione Sky. Azienda privata in questo caso, che, per ragioni da collegare al proprio piano industriale, riposizionerebbe la sua presenza in Italia spostando molto da Roma a Milano, al netto dei previsti esuberi. Tenendo conto che è da sempre radicato a Milano il gruppo editoriale che fa capo a Silvio Berlusconi, il rafforzamento di Rai e Sky sotto la Madonnina consegnerebbe alla metropoli lombarda l'indiscusso scettro di capitale dell'informazione. Con tutti gli immaginabili benefici. Nel caso invece di Ema, la dichiarazione di Sala ha il sapore di una sveglia, di un appello alla politica in generale affinchè si attivi, forse presa in contropiede dalla velocità degli eventi dettati da una agenda hard Brexit dai tempi incalzanti. E Milano non sembra reattiva, non sembra pronta ad accogliere concretamente una Agenzia europea di quel tipo nel giro pochi mesi. In un caso e nell’altro si torna al discorso di sempre, quello che stigmatizza la necessità di fare rete, di fare sistema, di tessere lobbying territoriale. Una attività che deve essere necessariamente trasversale, al di fuori delle ideologie e della bassa cucina politica. I vari recenti Patti, per la Lombardia e per Milano, sono stati un fulgido esempio di decisionismo virtuoso che non bada agli steccati, ma va direttamente al sodo, al nocciolo degli interessi della comunità locale. Lo stesso principio valga e al più presto per Rai ed Ema.

 

Il 2017 è cominciato all’insegna delle grandi manovre nella sinistra lombarda in vista delle elezioni regionali del 2018 con l’avvio di una vera e propria campagna d’ascolto ai quattro angoli della Lombardia che porterà “entro l’estate” alla scelta del candidato della coalizione che dovrà vedersela contro Roberto Maroni. A stretto giro è arrivata infatti la dichiarazione del governatore che, senza tanti giri di parole, si rende disponibile a ricandidarsi. "Sono disponibile a correre per un secondo mandato. Abbiamo fatto un buon lavoro - ha spiegato Maroni ai microfoni del Tg3 Regione - confermato anche dal recente sondaggio de 'Il Sole 24 Ore', che mi vede insieme a Luca Zaia sul podio della classifica dei governatori più apprezzati dai cittadini". E ha aggiunto: “faremo un programma per i prossimi cinque anni; chi sottoscriverà quel programma e si impegnerà a sostenermi nella sua attuazione è benvenuto”. Messaggio rivolto ai partiti tradizionali della coalizione, ma l’obiettivo è più ampio, “una lista civica ci sarà sicuramente. Nel 2013 la creammo in poco tempo e prese il 10 per cento di consensi”. Due i capisaldi del programma in agenda: la sanità, con la riforma avviata negli scorsi mesi, e il referendum sull’autonomia che dovrà portare più risorse nelle casse della regione e che sarà celebrato nei prossimi mesi. Immediato il sostegno da parte della Lega Nord per bocca del segretario nazionale della Lega Lombarda Paolo Grimoldi che su facebook posta: “accolgo con felicità e soddisfazione l'annuncio del presidente Roberto Maroni sulla sua disponibilità a governare la Regione Lombardia anche nella prossima legislatura. Sono davvero contento che abbia accettato l'onere, ma anche l'onore, di guidare la nostra Regione per altri cinque anni, dopo questa legislatura di grande lavoro e di ottimi risultati ottenuti. Una buona notizia per i cittadini lombardi, perché in questo modo proseguirà il buon governo della regione e proseguirà il percorso delle riforme in tanti settori avviato in questo primo mandato, ma soprattutto sarà proprio Maroni ad affrontare la nuova partita che ci attende: quella della Lombardia con maggiori forme di autonomia e maggiori risorse, un referendum, che si terrà nei prossimi mesi, dove saremo tutti al suo fianco con il massimo impegno”. Al di là della portata, della effettiva efficacia e concretezza di tale referendum, non sfugge il passaggio politico tutto interno alla Lega. L’abile Maroni ha trovato lo strumento ideale per compattare le truppe padane sotto il cielo di Lombardia, schiere come noto profondamente divise sulle mire salviniane sovraniste e italiane, scettiche sulla virata lepenista valutata troppo a destra, fumo negli occhi per la Lega di governo (locale) che teme l’isolamento e la perdita di visibilità e sedie. Una battaglia dall’inconfondibile vecchio sapore bossiano, federalista, autonomista torna invece utile alla bisogna per compattare il movimento, per rafforzare la propria candidatura e soprattutto per distinguersi senza fastidiose conseguenze dalla linea politica ufficiale della segreteria federale. In Forza Italia invece i problemi al momento sono altri e di natura squisitamente interna. La lite tra la coordinatrice regionale Maria Stella Gelmini e il responsabile provinciale milanese Luca Squeri si è alla fine risolta col siluramento di quest’ultimo. Al suo posto a guidare gli azzurri di Milano e provincia arriverà il sindaco di Assago Graziano Musella, personaggio gradito e di ottima immagine, è primo cittadino del popoloso comune dell’hinterland dal 1995, con una parentesi tra il 2004 e il 2009. Squeri invece ha provato direttamente sulla sua pelle l’adagio inossidabile promoveatur ut amoveatur, è stato infatti nominato responsabile del dipartimento nazionale Commercio di Forza Italia. Tornando a Maroni, la ricandidatura regionale in tempi non sospetti aiuterà sicuramente l’esponente leghista anche in chiave politica generale. Forza Italia è aggrappata sempre di più all’unico chiodo rimasto sulla parete, ovvero Silvio Berlusconi che tiene il partito in stand by in attesa di conoscere le sue sorti di candidabilità ed in attesa di giocarsi le sue (uniche) carte di sopravvivenza politica sul tavolo della legge elettorale. Se quest’ultima fosse in chiave proporzionale, Forza Italia avrebbe un sicuro futuro da ago della bilancia in uno scenario da prima repubblica, viceversa sarebbe destinata alla irrilevanza. A meno che non si riesca a confezionare un nuovo leader di sicuro impatto, un trascinatore, una evenienza al momento ritenuta una pia illusione. Parisi non ha sfondato, alla meglio finirà per presentarsi alla testa di un partitino o tornerà nell’alveo forzista e si giocherà le sue uniche chanche politiche nel caso in cui si votasse con il proporzionale. Da parte leghista c’è la reiterata dichiarazione di Salvini di voler correre come candidato del centrodestra, un obiettivo raggiungibile solo con il maggioritario, ovvero con la reintroduzione del Mattarellum. Nei suoi auspici vincerebbe le primarie di coalizione per poi vedersela alle elezioni contro Sinistra e M5S. Ma è altamente improbabile che Forza Italia e gli altri lo seguano in quello che viene ritenuto un suicidio. Nel proporzionale la Lega salviniana non avrebbe scampo, finirebbe isolata a destra, tagliata fuori dai giochi. Tra proporzionale e maggioritario, tra destra e centro, tra le ambizioni di tanti, troppi, potrebbero trovare spazio i pontieri di lusso, i tattici, le terze vie che fanno quadrare il cerchio, come Maroni. Che al momento non è un candidato leader della coalizione, ma sicuramente dopo aver incassato senza problemi e remore la ricandidatura in Regione, gran parte del futuro e delle fortune di tale schieramento passeranno dalle sue parti.

 

Alla premiata ditta Casaleggio Associati non mancano di sicuro le idee e lo spirito d’iniziativa, i progetti di comunicazione sono infatti sempre molto interessanti e innovativi almeno per l’jniziato e lo specialista. L’ultimo coniglio estratto dal cilindro grillino ha a che fare con la piattaforma Rousseau e, al grido di battaglia “la condivisione fa la forza", è stata presentata oggi da Luigi Di Maio, Paola Taverna e Massimo Bugani in una conferenza stampa al Senato, la nuova funzione "sharing" della suddetta piattaforma. Nella fase di avvio è riservata ai consiglieri eletti nelle istituzioni locali e consentirà, appunto, di condividere gli atti e le pratiche migliori in corso nei comuni e nelle regioni italiane, ad opera dei rappresentanti M5S, che siano alla guida del governo locale o all'opposizione.

L'intera piattaforma, dal costo in questo primo anno di "qualche centinaia di migliaia di euro interamente coperti da contributi dei cittadini" ha detto Bugani, mette così a disposizione uno strumento di documentazione e di lavoro volto "a evitare di dover ricominciare tutto daccapo, quando si deve affrontare un problema" ha sintetizzato Di Maio.

Il vice presidente della Camera ha sottolineato che "questo sistema consente di creare intelligenza collettiva su atti che possono interessare sindaci o consiglieri che vogliano informarsi su ciò che viene fatto in comuni simili ai loro, per esempio".

"E' la democrazia diretta in azione, la portiamo nelle istituzioni, che speriamo seguano il nostro esempio" anche perché, ha rivendicato Di Maio, "siamo il primo partito in Europa a valorizzare questo sistema che non ricorre a fondi pubblici”. “Non è un cerchio magico - si è affrettato a sottolineare l’esponente grillino - ma un sistema operativo magico: non è un sistema chiuso, chiediamo solo le credenziali di chi si iscrive", ai fini, si presume, della regolarità delle operazioni di voto. Per Di Maio quanto più questo sistema di democrazia diretta e partecipazione si diffonderà "tanto meno sarà importante il ruolo dell''onorevole' da pregare perché presenti un progetto di legge o un'interrogazione".

Non è affatto, inoltre, un modo per rendere meno incisivi i meet up, "perché i nostri attivisti spesso 'governano' realtà locali, dove le opposizioni classiche sono inerti e sono i cittadini a fare la vera opposizione, condizionando le scelte delle giunte", ha concluso il vice presidente della Camera.

Il M5S è sempre di più una singolare case history nel segmento della comunicazione politica veicolata attraverso i new media, un “mezzo” innovativo sicuramente efficace e pragmatico, una macchina di consenso, un surrogato “virtuale” organizzativo. Qualcuno però dovrà pensare, e a breve, a qualche strumento un po’ più tradizionale di comunicazione, che abbia come obiettivo la formazione e la promozione di cultura e competenze politiche. Ma evidentemente questa è un’altra battaglia, per ora rimandata.

 

La notizia è di quelle che provocano sollievo, soprattutto tra chi quotidianamente deve sfidare traffico e ingorghi nell’immediato hinterland milanese quadrante brianzolo. Ripartono finalmente i lavori per realizzare il prolungamento della linea M1 dalla stazione di Sesto FS fino alla stazione di Monza Cinisello in località Bettola. Ieri MM è stata incaricata di riavviare l'iter procedurale per aprire a giugno i cantieri che nell'arco di due anni porteranno alla costruzione della nuova stazione della metropolitana rossa, che sarà connessa direttamente con la A4, la superstrada 36 proveniente da Monza e Lecco, la tangenziale Nord di Milano e la viabilità di Monza, e avrà un sistema di parcheggi costituito da 2.500 posti auto per assicurare le esigenze di interscambio. Uno strumento fondamentale per consentire ai cittadini provenienti dalla Brianza di accedere a Milano con i mezzi pubblici. Un servizio essenziale per i comuni di Sesto San Giovanni, di Cinisello Balsamo e per l'intera area metropolitana milanese oltre che per i quartieri Sud di Monza in grado di migliorare la mobilità, ridurre il traffico automobilistico e sviluppare il trasporto pubblico in un'ottica integrata.

Fermo da oltre un anno per il fallimento della ditta appaltatrice e per la necessità di una variante e di un rifinanziamento, il progetto di prolungamento della linea rossa da Sesto FS a Monza Bettola - con la stazione intermedia di Sesto Restellone per complessivi 1,9 chilometri - è stato riattivato ieri dai Comuni di Milano, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni e Monza, dalla Città metropolitana e dalla Regione Lombardia, che hanno dato mandato ad MM di procedere all'affidamento dei lavori al nuovo appaltatore. Un passo importante, reso possibile dall'impegno di tutti gli enti locali coinvolti e del Governo, il primo dicembre il CIPE ha approvato il finanziamento di 23 milioni di euro all'interno del Patto tra l'Esecutivo e la Regione Lombardia, con il successivo via libera del Comitato tecnico del Ministero dei Trasporti.

Il cronoprogramma prevede il riavvio dei lavori a marzo 2017, la presentazione e approvazione del progetto esecutivo entro maggio. Quindi esecuzione di tutti i lavori con conclusione prevista per l'estate del 2019. Novità anche per il progetto di prolungamento della M5 a Monza. Infatti grazie al contributo economico di tutti gli enti - Regione Lombardia 75 mila euro, Comune di Milano 75 mila euro, Comune di Monza 15 mila euro, Comune di Cinisello Balsamo 15 mila euro - il 30 dicembre 2016 è stato formalizzato a MM l'incarico per la realizzazione dello studio di fattibilità tecnica ed economica del prolungamento della linea metropolitana 5 dalla stazione Bignami all'ospedale San Gerardo di Monza, passando dalla Villa Reale e attraversando il Comune di Cinisello Balsamo, e da San Siro a Settimo Milanese. Questo studio è importante per avviare la progettazione vera e propria finanziata con 16 milioni dal Patto per Milano siglato a settembre scorso tra Governo e Comune di Milano. Un passo importante per rispondere ad una delle zone per cui è più alta la domanda di mobilità e spostamenti quotidiani e che oggi vede l'utilizzo ancora molto elevato dell'auto privata comportando un aumento della congestione e dell'inquinamento.

Ora aspettiamo novità sugli altri progetti che erano stati presentati in occasione dell’evento “Fare Milano” promosso dal comune di Milano a dicembre scorso: le due metrotranvie da Comasina M3, ovvero quella per Desio e Seregno e quella per Limbiate, il prolungamento della M2 da Cologno Nord a Vimercate e il prolungamento della M4 da San Cristoforo a Corsico. Per la verità opere previste nel Pums 2017.

 

"Ognuno deve costruirsi il suo Vitriol. La ricerca della Pietra filosofale è quella del mistero che sta alla base della vita. Come vedo la mia? Una Pietra piccola, poco pesante". Ad affermarlo è l’inossidabile Gillo Dorfles giovedi scorso in occasione della presentazione in Triennale a Milano della mostra 'Vitriol, Disegni di Gillo Dorfles, 2016', inaugurata poi il 12 gennaio in concomitanza con 'Francesco Somaini, Uno scultore per la citta', New York 1967-1976', mostra che prosegue fino al 5 febbraio. Dorfles, 107 anni il prossimo aprile, laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria, una lunghissima carriera accademica alle spalle e soprattutto una grande notorietà da critico d’arte. Il lavoro di critico ha giocato la parte predominante nella sua vita cominciata nel lontanissimo 1910 in una Trieste a quei tempi all’interno dei confini dell’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Negli ultimi trent’anni Dorfles ha però concentrato il suo lavoro sui dipinti e sui disegni. La pittura nella sua lunga vita ha sempre occupato un posto importante, ma dopo critica ed insegnamento, nell’ultima fase è però diventata, o tornata, la protagonista indiscussa della sua instancabile ricerca artistica. La mostra ruota intorno ad un dipinto del 2010 dove si riconosce il segno di un grande naso e due occhi, un tema ricorrente nel lavoro di Dorfles e che fa pensare a un autoritratto, ma l’attenzione è catturata da una misteriosa parola, Vitriol. E’ un acronimo creato con le iniziali delle parole componenti una frase esoterica in latino: Visita Interiora Tarrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, ovvero ‘Visita l'interno della Terre e, con successive purificazioni, troverai la pietra nascosta', intesa come la famosa pietra filosofale. Vitriol, nei disegni di Dorfles, assume le sembianze di un personaggio fantastico, protagonista in questo caso di una serie di 18 disegni esposti al pubblico per la prima volta e realizzati nella seconda metà del 2016. Rifacendosi al filosofo austriaco Rudolf Steiner, creatore dell'antroposofia, Dorfles sintetizza in queste immagini "l'esistenza di un corpo esoterico, diverso da quello fisico, ma che non è ancora la pura spiritualità". "E' sempre accanto a noi – afferma – anche se non siamo in grado di definirlo con la ragione". Non poco per un arzillo signore di quasi 107 anni.

Foto: Ansa

Che fine farà il capitalismo italiano? Se lo chiede il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd) a margine delle indiscrezioni intorno al prossimo aumento di capitale in Unicredit. Il momento generale è delicato, le notizie di cronaca non sempre positive in ambito finanziario e industriale si susseguono con aggiornamenti quasi settimanali, ma tutto sembra ruotare da un po’ di tempo intorno alle mire dei francesi. La scalata di Vivendi a Mediaset è solo l'ultima della serie in Italia. Ieri Boccia ha denunciato che "c'è un disegno per portare Unicredit in Francia, prendere il controllo di Generali e un pezzo consistente di Mediobanca ". Che in soldoni significa controllare una gran fetta di finanza italiana con quello che ne consegue in termini concreti per l’economia del paese e per gli equilibri di potere in senso generale e trasversale. Lo stesso Boccia ha annunciato che proporrà alla commissione un'indagine conoscitiva sul futuro del capitalismo italiano, chiedendo in sostanza un time out: "qualche secondo, non mesi per un dibattito serio che il Parlamento non ha ancora fatto sul futuro del capitalismo italiano". Più che sul futuro del capitalismo italiano, bisognerebbe discutere più prosaicamente del futuro della piazza finanziaria italiana, ovvero milanese, che è appunto il motore dell’economia del Paese. Intanto che la politica parla, i grandi interessi si muovono e molto in fretta. Il faro è ora puntato su Unicredit. Il colosso bancario è infatti atteso ad un tornante decisivo, la ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro prevista per febbraio e che dovrebbe mettere in sicurezza l’istituto e consentirgli di affrontare nuove sfide nel mercato. Non dovrebbero esserci problemi circa le adesioni all’aumento di capitale e l’attenzione è ovviamente puntata sui grandi investitori esteri, gli statunitensi Blackrock, Vanguard e altri, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbero orientati positivamente, e i fondi sovrani che parrebbero a loro volta interessati. Non solo Aabar per la quota di competenza, ma anche il Qatar, ormai ben radicato in tanti ambiti all’ombra della Madonnina. L’obiettivo e la visione di Unicredit sono in chiara evoluzione, in sintesi, spazio a progetti di respiro internazionale in una public company dove i grandi fondi internazionali peseranno sempre di più superando via via i vecchi equilibri. Secondo indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore, vedasi Carlo Festa nella sua rubrica, il vero driver che agevolerebbe la decisione degli investitori internazionali sarebbe però il prezzo a forte sconto. Con uno sconto sul Terp del 30-40%, Unicredit (agli attuali corsi di mercato) sarebbe a prezzi di saldo elevati rispetto al maggior competitor in Italia, cioè Intesa Sanpaolo. Italia mercato maturo e poco reattivo, più lento ad uscire dalla lunga crisi rispetto ad altri, con banche in affanno e da ricapitalizzare, con le solite debolezze sul fronte politico, ma pur sempre una delle economie più interessanti e ricche del pianeta, con un sistema industriale di assoluto pregio. Un mercato però che rischia di diventare terra di facili scorrerie per i grandi investitori internazionali. Essere target di investitori di quel peso è sicuramente una grande opportunità di crescita, soprattutto in presenza di un capitalismo domestico nano o asfittico, ma può diventare un rischio letale se questa avanzata è tra le macerie di un sistema economico e finanziario ritenuto allo sbando. Bene fa la politica a discuterne, a farsi le opportune domande, impellente sarebbe a questo punto avere delle risposte concrete e dei fatti soprattutto.

 

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