• Castello Isimbardi a Castel d’Agogna, tra storia e curiosità
    Castello Isimbardi a Castel d’Agogna, tra storia e curiosità Collocato in quella parte di Lomellina che vede il suo centro in Mortara, Castel d’Agogna sorprende il visitatore con un Castello o Palazzo come viene chiamato. La sua storia attraversa svariati secoli, diverse casate, per finire con un lascito e la costituzione di una Fondazione che ha lo scopo primario di sostenere un ambulatorio per le persone in difficoltà e in seconda battuta la manutenzione del palazzo. Entrando nel maniero, lo si fa facilmente, il parcheggio è davanti, ampio e comodo, si è accolti con simpatia dalle volontarie in quello che è stato lo studio di Vera Coghi, i mobili ancora quelli, massicci, pieni di libri conservati con cura. Nelle svariate stanze, pavimenti lucidi, camini antichi, lampadari eleganti, soffitti decorati o a travi in legno ben restaurate. Spesso il Castello…

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

Claudio Bollentini

Claudio Bollentini

Siamo sotto un quotidiano bombardamento mediatico irritante, penoso, ripetitivo, noioso, un florilegio di promesse, slogan, sogni, insomma le solite mercanzie del mercato elettorale, ma questa volta di livello molto basso. Ma colpisce un elemento in questo crepuscolo della seconda repubblica, in questo basso impero italiano, un aspetto ormai insopportabile o addirittura ripugnante: la lontananza della politica dal vissuto reale.

Ma quante sollecitazioni, suggerimenti, consigli, proposte mi arrivano e nei più svariati modi quando parlo di Insubria come “regione” non solo intesa come espressione geografica, ma come un una entità omogenea culturale, sociale, linguistica. Parliamo in questo caso di quella parte di Insubria a cavallo della frontiera italo-svizzera.

L’Insubria è la grande assente nel dibattito politico e gli epigoni di quella variegata area cultural-politica che si rifa all’insubrismo sono quasi tutti estranei alla lotta per le candidature alle elezioni politiche e regionali.

Trovo molte similitudini tra l’alleanza Pdl/Lega per le elezioni di febbraio 2013 e quella per le amministrative del 2011 a Milano. Due anni fa era ovvio che i due partiti si alleassero perché erano insieme al governo, c’era ancora Bossi e Berlusconi era premier. Le tensioni e i mal di pancia erano però già molto forti.

Quasi trent’anni di campagne elettorali e di altrettante giravolte, piroette, ribaltoni, giri di valzer per cercare sempre una nuova bandiera, una nuova parola d’ordine, un nuovo programma per tenere compatto e motivato l’esercito padano. Il federalismo, la secessione, la devolution, il federalismo fiscale. Sempre in bilico tra rivoluzione e cadreghe, tra estremismo e gestione del potere.

Parafrasando Roberto Maroni, è tempo di pragmatismo, non di romaticherie. Un accordo, qualunque sia purchè garantisca il raggiungimento dell'obiettivo, val bene una messa, l'importante è il risultato non il mezzo, prima i voti e le cadreghe, poi vediamo cosa fare e via elencando il manuale del buon doroteo di democristiana memoria.

Si apre il 2013 e si parla inevitabilmente di politica. Ricevo decine e decine di mail e telefonate, addirittura sms, di lettrici e lettori che mi suggeriscono di prendere posizione, di raccontare qualcosa. Ne sono lusingato anche se per l’ennesima volta ricordo che La Bissa non fa politica, è un organismo apartitico e assolutamente indipendente.

Uno, mille, centomila auguri di Buon 2013 a tutti gli affezionati lettori e amici de La Bissa de l'Insubria.

Nei mesi scorsi abbiamo sentito spesso parlare di Insubria e Macroregione del Nord nel dibattito politico. Ora se ne sono perse le tracce. Siamo alla vigilia della campagna elettorale, questo giornale non prenderà nessuna posizione politica, rimarremo indipendenti ed autonomi, ma le nostre idee le abbiamo e ci permettiamo di sostenerle.

Mi interessa poco entrare nel merito del decalogo presentato ieri dal premier Mario Monti, per ora riguarda il “politichese”, le alleanze, le convergenze, la tattica pre-elettorale. Però, intanto che la sfinge di Varese parlava in conferenza stampa, meditavo pensando ad un altro varesino, lo scrittore Guido Morselli e al paradosso della storia.

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