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Piccoli borghi lombardi da raggiungere e scoprire senz’auto

Scritto da Giuseppe Ortolano

Sembra incredibile, ma in Lombardia non sono pochi i borghi raggiungibili solo a piedi o con altri mezzi che non siano l’automobile, come la funivia. Sono ovviamente tutti collocati in montagna, sono in parte ancora abitati, sono molto suggestivi e testimoni di una economia, di un modo di vivere, di abitudini immutabili per molti secoli. Ne scegliamo tre: Monteviasco in provincia di Varese (nella immagine pubblicata), Codera e Savogno in provincia di Sondrio nei pressi di Chiavenna. Tra panorami mozzafiato, montagne dalla bellezza arcana, natura incontaminata questi piccoli borghi offrono una versione sorprendente della regione Lombardia che molti sicuramente non hanno presente o hanno dimenticato. Entro le due ore di macchina dal centro di Milano a meno di mille metri di altitudine e quindi praticamente accessibili tutto l’anno. Questi borghi ce li facciamo raccontare da Giuseppe Ortolano di cui pubblichiamo un estratto del reportage scritto originariamente per Repubblica tempo fa (n.d.r.).

Il primo è Monteviasco, nella verde Val Veddasca in provincia di Varese, a una manciata di chilometri dal lago Maggiore.  Per raggiungerlo bisogna percorrere una mulattiera ottocentesca con circa 1600 scalini o, molto più comodamente, utilizzare la funivia comunale, autogestita dalla dozzina di persone che ancora abitato il paese. Nei vicoli che costeggiano le solide case di pietra si cammina immersi nel silenzio, con lo sguardo che spazia fino al monte Rosa. Il centro abitato si raccoglie attorno alla chiesa e al vicino santuario settecentesco della Madonna della Serta e la leggenda vuole sia stato fondato da quattro soldati che, dopo aver disertato dall'esercito spagnolo, qui costruirono le loro abitazioni.  Le case, abbellite da affreschi a carattere religioso e in parte ancora abitate, sono circondate da boschi di castagni, faggi secolari e noci, attraversati da sentieri che portano ai vicini alpeggi e alle numerose cappellette votive della zona. Una volta giunti si fa volentieri sosta in una delle due trattorie che propongono saporiti piatti della tradizione locali. Più a valle, in località Piero nei pressi del punto di partenza della funivia, si può visitare il misterioso masso di Piero: un grande sasso situato a ridosso del torrente Giona. Sulla sua superficie si ammirano incisioni di figure, parole e simboli risalenti all'epoca pagana, insieme a croci cristiane. Alcuni studiosi pensano che il masso venisse usato per riti religiosi già nel 2000 a. C.

Lasciando il lago Maggiore e raggiungendo la parte alta del lago di Como si arriva a Novate Mezzola, uno dei due punti di partenza per salire fino al borgo di Codera. Da qui parte il ripido ma comodo sentiero che supera le cave di granito (in gran parte utilizzato per i marciapiedi di Milano) e arriva al piccolo capoluogo della Val Codera. Nonostante diversi progetti qui la funivia comunale autogestita non è mai stata costruita e il borgo è raggiungibile solo a piedi. Alcune famiglie si dedicano all'eco-turismo, alla rivitalizzazione di un'agricoltura che, come una volta, si basa sul castagno, il grano saraceno, le patate e l'allevamento delle capre. Nascono così le ottime marmellate di marroni, i mieli, la polenta taragna ed i formaggi che vengono offerti ai visitatori di un paio di locande, aperte tutto l'anno.  L'altro itinerario per Codera passa per il Tracciolino ( o Trecciolino come lo chiamano alcuni), suggestivo tracciato nato 80 anni fa come infrastruttura di servizio per due dighe, con tanto di ferrovia a scartamento ridotto e numerose gallerie scavate nella roccia, Si parte da Verceia da dove si prosegue per la Valle dei Ratti e il borgo di Casten, nei cui pressi passa il Tracciolino. Un sentiero unico nel suo genere, completamente in piano a quota di 900 metri, con 22 gallerie, che nei primi chilometri vede la presenza di una decauville per il trasporto di merci. Facilmente percorribile a piedi o in bici  arriva al suggestivo borgo di  San Giorgio, caratterizzato da un bella chiesetta con campanile e da semplici casa in pietra. Il sentiero prosegue quindi per Codera, attraverso un antico ponte medievale a sella d'asino.

L'ultimo borgo incantato della Lombardia senza auto è Savogno, raggiungibile percorrendo una bella mulattiera che, in alcuni punti, ricorda i cammini reali degli Incas in America Latina. Si parte delle imponenti  cascate dell'Acquafraggia, nei pressi di Borgonuovo di Piuro, in provincia di Sondrio, e ci si addentra in un fitto bosco fatto  inizialmente da alberi di ciliegio e poi da castagni. Si sfiorano gli antichi terrazzamenti realizzati per coltivare  foraggio, cereali e vite  e si raggiunge la località conosciuta come Stalle di Savogno. con una caratteristica fontana composta da tre vasche ricavate da altrettanti sassi e un edificio in pietra, al cui interno si ammira un gigantesco torchio in legno del 1706. La grande vite in noce manovrata da un  braccio in castagno lungo 12 metri serviva a pigiare l'uva prodotta nei vigneti della zona, oggi scomparsi.
Savogno si annuncia con la  chiesa  del 1465, da dove si prosegue fino al vicino piazzale che regala uno splendido panorama sulla vicina Chiavenna e la vallata sottostante. Il paese accoglie il visitatore con i suoi rilassanti silenzi, i colori caratteristici della natura nelle diverse stagioni e un simpatico rifugio. Qui si possono assaggiare i piatti della cucina valchiavennasca ed è anche possibile soggiornare in semplici ed accogliente camere con servizi e balconi sul verde.

(...)

Fonte: www.repubblica.it

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