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La Val Fex, una chicca per turisti nostalgici e romantici

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“Im Grunde gefällt mir’s nirgendwo so gut“, ovvero, in fondo non vi è altro posto che io ami così tanto, scrisse il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche a proposito della Val Fex e delle ultime propaggini dell’Alta Engadina ai piedi del Passo Maloja. Ma sono anche gli scenari che hanno incantato Giovanni Segantini che li ha dipinti nelle sue opere più significative ed importanti. Il cuore di una escursione da queste parti è sicuramente la Val Fex a patto però di non dimenticare altre chicche nel circondario. E‘ una meta per turisti raffinati, non c’è solo la montagna con l‘indiscutibile fascino delle Alpi Retiche, ma anche tanti altri ingredienti intriganti tra nostalgia e storia e con un immancabile tocco romantico. Ma andiamo con ordine. Siamo a centocinquanta chilometri da Milano e il punto di partenza è l’abitato di Sils, il primo che incontriamo arrivando appunto dal Maloja e dal quale si dirama la Val Fex. La valle è chiusa al traffico e ha conservato un paesaggio idilliaco sia in versione estiva sia in versione invernale. Il nome deriva dal termine romancio “feda”, che significa "pecora". Evidentemente in un lontano passato gli abitanti dell’Alta Engadina usavano portare nella valle grandi greggi di pecore a pascolare. All’ingresso della valle si passano due piccoli e pittoreschi paesini, tra cui Crasta con la splendida chiesina quattrocentesca, dopodichè il paesaggio presenta un lato della valle soleggiato con pochissimi alberi, pascoli, tipica flora di alta montagna e un lato ombreggiato dominato da vasti e fitti boschi di larici e pini. La valle si protrae per pochi chilometri e termina contro il ghiacciaio omonimo tra Piz Chapütschin, Piz Fora, Piz Güz e Pizzo delle Tre Mogge che la divide dalla Val Malenco in provincia di Sondrio. In passato, prima che diventasse il paradiso turistico di oggi era luogo di transito di piccoli contrabbandieri che l’attraversavano da e verso l’Italia. La valle la si può percorrere a piedi o in carrozza, d’inverno sulle slitte trainate dai cavalli. Ci sono alcuni ristoranti e un albergo che segnaliamo volentieri. Si chiama Fex e ha il suo perché. E’ semplice, tipicamente di montagna, un nostalgico albergo engadinese che risale agli albori del turismo alpino. Originariamente venne costruito a St. Moritz, poi venne diviso in diverse parti e ricostruito in una delle posizioni più belle della Val Fex e nel tempo è stato mantenuto inalterato salvo piccoli inevitabili restauri. Ha solo 15 camere, ma il pezzo forte è la cucina e la sala da pranzo. Solo ricette della tradizione e della regione in un ambiente che più grigionese d’antan non si può, compresa l’accogliente stüva con caminetto e terrazza con vista. Tra ambiente incontaminato e albergo storico si rivivono le atmosfere del turismo alpino degli albori e con un’aura romantica. Dicevamo del circondario. Se volete vedere la valle dall’alto e con un vista che spazia sulle Alpi Retiche, a cominciare dal massiccio del Bernina, tornati a Sils, prendete la funivia per Furtschellas, in alternativa prendete la ferrovia di montagna a Surlej, vicino a Silvaplana, che porta al vicino Piz Corvatsch. Entrambe sono mete classiche dell'Engadina che valgono il classico prezzo del biglietto. Sempre a Sils, ci si mette letteralmente sulle tracce di Nietzsche. Tra romantiche insenature ed anfratti del lago omonimo si arriva alla penisola dove si trova la pietra di Nietzsche con i versi da Zarathustra. Il filosofo arrivò in Engadina per motivi di salute. Il primo impatto, a St. Moritz, pare che non fosse stato dei migliori, città invasa da tedeschi e turisti basilesi, disse, ma a Sils cambiò immediatamente idea, trovando appunto la sua terra promessa. Oggi è visitabile la casa diventata museo. Infine, consigliamo la visita all’atelier di Giovanni Segantini. L'atelier dell’artista si trova a Maloja, il villaggio alpino che ospitò il celebre pittore dal 1894 fino alla sua morte. Di fronte all’Hotel Schweizerhaus, accanto alla stradina che s’inerpica verso la Torre Belvedere, si trova la piccola costruzione rotonda che si staglia dinanzi allo chalet della famiglia. L’atelier è una riproduzione in legno e in scala ridotta di quello che doveva essere il padiglione engadinese all’Esposizione Universale di Parigi del 1900: una costruzione rotonda del diametro di 70 metri progettata dall’artista stesso. Le pareti del padiglione avrebbero dovuto ospitare una gigantesca raffigurazione pittorica del paesaggio bregagliotto ed engadinese, lunga 220 metri. L’opera rimase però incompiuta, ma da essa nacque il Trittico della Natura (o delle Alpi). Tre quadri che sono la summa della vita artistica di Segantini e che adesso si possono ammirare nel Museo Segantini a St. Moritz, a quindici chilometri a valle di Sils.

 

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