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La luce nel gioiello, alla scoperta delle pievi del Triangolo Lariano

Scritto da Marina Mojana

A un’ora da Milano, lasciata Erba alle spalle, la strada inizia a salire: abbiamo appena imboccato la Vallassina. La valle, molto verde e attraversata dalla prima parte del fiume Lambro, era già nota alle popolazioni celtiche che intorno al Lago Segrino pare abbiano lasciato un’importante necropoli. Poi venne colonizzata dai soldati romani e una lapide rinvenuta a Lasnigo ricorda Caio Alebo, un veterano della Nona Legione, che qui risiedeva con la moglie Pompeia Dorcade. La valle prende il nome da Asso, che nel Medioevo era una terra franca, con un mercato libero da dazi e un’alleanza strategica con Milano. In provincia di Como, ma diocesi ambrosiana, Asso è il capolinea di Trenord; da qui in poi la strada riprende a salire fino al Passo del Ghisallo, a 754 metri di altitudine nel comune di Magreglio. Qui fin dal 1623, nel punto culminante della valle sulla strada per Bellagio, sorge una chiesetta dedicata alla Vergine Maria, che dal 1949 è Santuario con il titolo di Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti. Qui passa una celebre tappa del giro di Lombardia e a pochi metri sorge dal 2006 anche il Museo del ciclismo.

L’occasione per riscoprire una delle valli più genuine del Triangolo lariano, nella penisola lambrona, è l’iniziativa “La luce nel gioiello”, promossa dalla diocesi ambrosiana (decanato di Canzo-Asso), sostenuta dalla Comunità Montana Triangolo Lariano (www.triangololariano.it, circa 30 comuni associati) e sponsorizzata da Enerxenia del Gruppo Acsm Agam. Il progetto nasce per riaccendere l’interesse su alcune pievi che durante l’anno sono quasi sempre chiuse al pubblico; sono complessi architettonici del XII-XIV secolo di estremo valore storico-artistico, spesso classificati “monumenti nazionali” perché testimoni secolari di una precisa identità culturale. Edificati secondo lo stile del romanico comasco, si differenziano da quello padano – che utilizzava il mattone – per l’uso di materiali locali come la pietra di Moltrasio o i ciottoli del fiume. Ma anche per strutture più essenziali, con tetti in legno e campanili slanciati su due o tre ordini di altezza, con piccole finestre (monofore o bifore). Gli artefici erano i Maestri Comacini, muratori, stuccatori e artisti raggruppati in corporazioni di imprese edili itineranti, composte da professionisti specializzati, attive fin dall’VIII secolo nella zona tra il Comasco, il Canton Ticino e la Lombardia. Per generazioni ebbero il monopolio delle costruzioni e la loro fama si spinse in tutta Europa, dalla Germania fino a Roma. Tanto per intenderci, il celebre architetto Francesco Borromini, che lavorò nell’Urbe barocca a fianco del Bernini, era ticinese e discendeva da una di quelle antiche maestranze.

Grazie all’iniziativa “La luce nel gioiello”, perciò, è possibile riscoprire un patrimonio di fede e di arte tra i più integri e omogenei della Lombardia. La proposta è semplice: in occasione dell’Avvento e delle festività natalizie, dall’Immacolata (8 dicembre) all’Epifania (6 gennaio), sette pievi tra le più ammirate e antiche del territorio resteranno aperte al pubblico con visite guidate. Ognuna ospiterà un presepe contemporaneo, che porterà la luce di Gesù Bambino in un contesto già di per sé carico di storia e di bellezza. Ogni presepe è un’invenzione corale, frutto di manualità e poesia, e vi lasciamo il gusto della sorpresa!

L’appuntamento vuole essere il primo di una serie, destinato col tempo a coinvolgere tutti i borghi della comunità montana. L’itinerario di questo Natale 2016 parte da Asso, dalla parrocchia di San Giovanni (1675) e prosegue per Caslino d’Erba. Qui sorgono la chiesa di San Calocero, che è posta su un’altura e conserva ancora il campanile romanico dell’XI secolo, e San Gregorio, pieve di origine longobarda, dove è ospitato il presepe. Risalendo la Vallassina, verso il Pian del Tivano, si arriva a Sormano, alla chiesetta di Santa Maria del Sasso. La prima citazione risale al 1570, nei documenti della visita pastorale di san Carlo Borromeo. Più volte rimaneggiata e ampliata, visse un momento di splendore alla fine del XV secolo, quando giunse da Milano una pala d’altare di grande qualità. Raffigura la Vergine dell’Umiltà che adora il Bambino, circondata da una corona di angeli e di santi, con due offerenti (un notabile a sinistra e un cardinale a destra) inginocchiati in primo piano. Si credeva fosse del pittore milanese Agostino de Mottis, ma durante i restauri del 1991 fu trovata una pergamena, racchiusa in una piccola bottiglia di vetro, con l’attribuzione alla scuola di Vincenzo Foppa. A commissionarla al celebre pittore della corte sforzesca potrebbe essere stato un membro della potente famiglia Sormani, originaria del posto.

Tornando verso il Lambro e risalendo sulla strada per Bellagio ci aspettano altre quattro tappe. Imperdibile è Sant’Alessandro di Lasnigo, forse il gioiello più splendente di tutti. Edificata alla fine del XII secolo, con campanile integro e un ciclo d’affreschi del 1513 di Andrea de Passeris, si staglia come una sentinella a difesa della valle. Nei secoli sopravvisse alle tremende alluvioni del 1117 e del 1266 (quattro mesi di piogge continue che produssero smottamenti e distruzioni di interi villaggi); all’invasione di topi che portarono la prima peste nel Trecento e poi alle orde di Lanzichenecchi che nel Cinquecento scesero dai Grigioni contaminando la cristianità con le eresie protestanti.

A Barni un presepe speciale è stato collocato nella chiesetta dei Santi Pietro e Paolo, costruita in periodo medievale, al di fuori del centro abitato, per volere dei benedettini di Civate. È una delle più antiche della valle e qui ebbe il suo primo incarico il neo sacerdote Achille Ratti, alpinista in Grigna, prefetto dell’Ambrosiana a Milano e poi papa Pio XI in Vaticano, dal 1922 al 1939. Al conte del Ghisallo, invece, si deve la costruzione nel comune di Magreglio di una cappellina dedicata alla Madonna, come ex voto per grazia ricevuta. Il punto dove sorge è mozzafiato: tra le Prealpi e il lago di Lecco; mentre il presepe che verrà collocato nel santuario è il più originale di tutti, realizzato da artigiani locali con tante piccole ruote di bicicletta.

L’ultima tappa è la chiesetta di San Rocco di Civenna (1760); contiene un raro altare barocco intagliato nel legno, sopra il quale sarà collocato l’ultimo presepe della rassegna, a ricordarci che soltanto la luce dell’arte e dell’amore vincono il tempo.

Grazie all’iniziativa “La luce nel gioiello” dall’Immacolata all’Epifania sette pievi antiche del territorio lariano resteranno aperte al pubblico con visite guidate e ciascuna ospiterà un presepe contemporaneo (per informazioni www.triangolo-lariano.it).

Tratto da: Tempi, www.tempi.it

foto: chiesa di Sant'Alessandro a Lasnigo

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