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Lengua Mader

Lengua Mader (44)

Il 27 Settembre scorso la Regione Lombardia ha promulgato una nuova legge regionale che punta a valorizzare la lingua lombarda. Obiettivo della legge è fare in modo che l’idioma regionale venga tutelato, valorizzato, ma soprattutto utilizzato in tutte le modalità espressive. Non poteva quindi trovare data di uscita migliore, il prossimo 31 Ottobre 2016  “Dylan Lombard – el mej de Bob Dylan in lengua mader“ traduzione a quattro mani dei lombardi Pietro Cociancich e Renato Ornaghi delle più celebri canzoni del menestrello di Duluth, icona mondiale della canzone folk popolare nel senso più genuino del termine. Oltre alla buona notizia di poter per la prima volta ascoltare le più celebri canzoni del Premio Nobel Bob Dylan nell’idioma lombardo, la vera novità è che viene per la prima volta utilizzato nella traduzione il cosiddetto Lombardo Comune: una grafia semplificata che ha le carte in regola diventare la koinè utilizzabile nella comunicazione…
Riceviamo e volentieri pubblichiamo (*) Gentile Accademia della Crusca, Non possiamo esimerci da prendere posizione a seguito dell’intervento pubblicato come “il Tema” di ottobre sulla lingua lombarda. Da esperti di lingue regionali e bilinguismo regionale constatiamo che il professor D’Achille ha disquisito sul caso della lingua lombarda senza essere correttamente informato. Poiché le tematiche connesse alle lingue regionali e al mantenimento linguistico purtroppo vengono spesso trattate malamente nel contesto italiano, è necessario evitare di alimentare la confusione su temi già molto poco conosciuti e tanto meno discussi nell’opinione pubblica. Secondariamente, se si vuole un dibattito serio sulla questione delle lingue regionali d’Italia, e sulla decisione di Regione Lombardia di seguire gli sviluppi moderni evidenti in altre regioni d’Europa, bisognerebbe farlo con argomenti che si attengono ai fatti e basati su atteggiamenti contemporanei nonché pertinenti al tema della diversità linguistica. D’Achille inizia col dire che “l’espressione [lingua lombarda] potrebbe essere usata…
Se c’è un argomento controverso nella disputa sulla tutela delle nostre lingue locali, è quello della cartellonistica bilingue. Come mai una questione così apparentemente marginale come quella dei “cartelli in dialetto” suscita così tante passioni? Ne vale la pena? In questo articolo cercherò di dare qualche risposta valida. PREMESSA   Mercoledì 21 settembre il consiglio comunale di Novara ha approvato una mozione per ripristinare all’ingresso della città i cartelli bilingui, che erano stati rimossi nel 2013 dall’allora sindaco Andrea Ballarè del Partito Democratico. La dinamica è piuttosto nota: a seconda del colore della giunta, i cartelli con la dicitura in lingua locale vengono posti o rimossi, con un inevitabile strascico di polemiche. Nel 2012 è successo ad Arcore (MB), Sant’Omobono (BG), Sorisole (BG), Palazzolo (BS) e Lecco, nel 2013 a Novara e Desenzano (BS), nel 2015 a Sassuolo (MO), nel 2016 a Ceresara (MN). Le date e i luoghi cambiano, ma le dinamiche…
Non è stato certo un compito semplice, dal momento che si è reso necessario un lavoro di qualche anno, ma alla fine il risultato è unico e strabiliante: la Famiglia Comasca ha dato alle stampe, infatti, l’attesissimo “Vocabolario del dialètt de Còmm” realizzato da Carlo Bassi. Un’opera importante per il nostro territorio che si è concretizzato dopo una lunga attesa e che rappresenta un’autentica gemma per chi non intenda disperdere la lingua dei nostri nonni e i modi di dire che hanno caratterizzato l’esistenza dei comaschi nei secoli scorsi. E non poteva essere che la Famiglia Comasca a dare vita a questa iniziativa visto che da tempo sta portando avanti un impegnativo e affascinante progetto legato proprio al dialetto comasco di cui le nuove generazioni stanno ormai perdendo l’uso e la memoria. E il “Vocabolario del dialètt de Còmm” vuole essere innanzitutto un punto fermo dal quale partire per tracciare…
Il monumentale romanzo "Cento anni" di Giuseppe Rovani (1818-1874) è considerato il capolavoro letterario dell'autore, l'opera che lo consacrò alla popolarità dei suoi contemporanei. Soprattutto per il riuscito spaccato della società milanese di quei tempi che il romanziare riuscì brillantemente a descrivere. Fu scritto tra il 1859 e il 1865. La storia narrata si svolge a Milano dal 1750 al 1850, incentrata sulle vicende di una famiglia della nobiltà e sulla figura del "Galantino", Andrea Suardi, un servitore che con le sue azioni innesca l'intreccio dell'intera trama. E' quindi una dettagliata e precisa cronaca della vita milanese costruita intorno alla descrizione ed interpretazione della società nella quale il Rovani si trova a vivere o a rivivere da narrazioni di prima mano. In un sito di argomenti bosini, avevo trovato molto tempo fa un articolo (vedi link fondo pagina) in cui si citava un detto milanese del suddetto Rovani, contenuto appunto…
Lo sappiamo, è triste e ripetitivo dover ripetere sempre gli stessi concetti, con le stesse parole, con gli stessi appelli: ma le circostanze son talmente odiose che non si può tacere e, all'occorrenza, unire alla protesta un invito vero e forte di reagire a un attacco alla nostra lingua locale che si fa sempre più sfacciato. La notizia è molto recente: la mattina di sabato 5 marzo, alcuni residenti di Ceresara (MN) si sono resi conto che i cartelli bilingue lombardo/italiano (presenti da ormai 14 anni) erano improvvisamente spariti. Dopo qualche ora di ricerche, sono stati ritrovati in un grosso cassone della discarica dei rifiuti, come si può vedere nell'eloquente foto che accompagna quest'articolo. Insomma, la nostra lingua non solo non è degna nemmeno di avere uno spazio, una rilevanza pubblica (perché è questo il vero significato dei cartelli bilingui! Son la dimostrazione che le nostre lingue possono ancora ambire…
Il seguente articolo è scritto in lingua italiana, nell’attesa che la codifica della lingua lombarda ne permetta una traduzione. Negli ultimi giorni è stato presentato da parte dei consiglieri regionali della Lega Nord un progetto di legge in consiglio regionale a favore della salvaguardia della lingua lombarda. Il progetto di legge è consultabile al seguente indirizzo. Come era prevedibile un progetto di questo tipo ha scatenato un vespaio di polemiche. In particolare buona parte dell’opposizione si è schierata contro la salvaguardia di una lingua che, dal loro punto di vista, non esiste. Mi sembra superfluo iniziare una trattazione sull’effettiva natura di lingua del lombardo, a tal proposito rimando all’articolo di Marco Tamburelli ed alla presa di posizione del Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici. Preferisco, da profondo ignorante di linguistica, lasciar parlare gli esperti. Ciò che mi preme evidenziare è ben altro, ovvero il totale disinteresse dimostrato dalla sinistra…
In una recente intervista, Repubblica.it ha chiesto al professor Giovanni Gobber dell’Università Cattolica un’opinione sul progetto di legge presentato in Regione Lombardia per la salvaguardia della lingua lombarda. Da linguisti esperti di mantenimento delle lingue “piccole” siamo rimasti sbigottiti dal numero di imprecisioni e luoghi comuni inclusi nell’intervista. Riportiamo le nostre riflessioni qui sotto, sperando possano chiarire alcune delle inesattezze. Alla domanda “si può parlare di lingua lombarda?”, il professore risponde "no, in Lombardia ci sono molti dialetti tutti diversi fra loro. Parlare di lingua lombarda presuppone l'esistenza di una norma codificata, accettata e valida in un unico territorio”. La prima affermazione è lapalissiana, la seconda è semplicemente errata. Tutte le lingue – soprattutto quelle “piccole” - sono insiemi di dialetti con alcune divergenze tra loro, ma sufficientemente omogenei e con sviluppi sufficientemente affini da renderli “lingua” nel senso storico-genealogico, ovvero nel senso puramente linguistico, del termine. Che i dialetti…
Il Comitato per la Salvaguardia dei Patrimoni Linguistici apprende con soddisfazione la notizia di una proposta di legge in Commissione Cultura della Regione Lombardia per la tutela della lingua lombarda. Tale proposta, volta a garantire un regime di bilinguismo tra la lingua nazionale e quella regionale, va incontro a quanto chiede ormai da decenni la Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie e agli appelli dell'UNESCO, che nel suo Atlante Mondiale delle Lingue in Pericolo inserisce anche il lombardo; e a quanto, in sostanza, è già attuato in alcune regioni italiane, come il Trentino-Alto Adige, la Sardegna e il Friuli Venezia-Giulia, per diverse comunità linguistiche. L'Italia vanta una delle più grandi diversità linguistiche del continente europeo: il lombardo, il piemontese, il veneto, il ligure, l'emiliano-romagnolo, il sardo, il friulano, il napoletano, il siciliano, il ladino (per citare solo le lingue più diffuse), sono patrimoni di inestimabile ricchezza, e che appartengono…
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