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Quando le moto erano milanesi: mostra d’altri tempi a Novegro

Scritto da Antonio Ruzzo

Lambretta, Gilera, Bianchi, Motom, Frera, Parilla ma anche piccoli artigiani come Taurus, Guazzoni, Mas che hanno realizzato, a volte, un unico esemplare di motocicletta ma non per questo vanno dimenticati, perché queste aziende con il loro lavoro hanno contributo a far grande il motociclismo italiano. Milano romba. Milano che scrive la storia delle due rute a motore quando ancora le foto erano in bianco e nero e l'Italia si impone tra i pionieri di un'industria che da noi ha radici importanti. Qui si è cominciato, poi sono arrivati gli altri, come spesso capita. E così tra i grandi marchi motociclistici ci si sono anche pagine in milanese. Pagine che tra qualche giorno si torneranno a sfogliare nella rassegna «Automoto Collection» che si svolgerà il 22 e 23 aprile prossimo e che, per la prima volta, metterà tutte insieme «Le moto Milanesi a Novegro». Una mostra nella mostra che vedrà esposte molte delle motociclette venute al mondo a Milano tra cui la Parilla nata in via Oglio, la Lambretta in via Pitteri a Lambrate, la Isomoto, la Sertum nata in viale Certosa, la Gilera nata in corso 22 Marzo, la Garelli di Sesto San Giovanni, la Guazzoni nata in via Altaguardia a Porta Romana, la Bianchi aveva un grande stabilimento in viale Abruzzi, la Motom nata in via Palma, la MDS, la Pegaso, la Mas nata in via Correggio, la Vaga, la Miller, la Stucchi

Altri tempi, altri secoli. Quando l'impresa era davvero un'impresa e quando a vincere spesso erano le idee, la voglia di provarci e l'intraprendenza eroica più che gli investimenti e la potenza economica. Così in una Milano che oggi è sempre più straniera, dove le grandi multinazionali hanno conquistato con in loro quartieri generali la city, dove pochi giorni fa si è giocato il primo derby «cinese» fa piacere ricordare come la storia motociclistica italiana ricca di marchi, di modelli, di vittorie non sarebbe stata la stessa se a farla grande e conosciuta non ci fosse stata la produzione milanese con un numero sterminato di marchi motociclistici. La fine dell'Ottocento è caratterizzato da un grande fervore motoristico con realizzazioni di veicoli a due e tre ruote, prevalentemente artigianali, ricchi di soluzioni originali e talvolta bislacche. Ci provavano in tanti. Ognuno con le proprie idee, i propri mezzi e la propria organizzazione più o men industriale. Difficile dire quale fu la prima motocicletta costruita perchè molte nazioni europee se ne attribuisce la paternità, di certo il primo tentativo di costruire in serie una motocicletta lo si deve ai tedeschi Hildebrand e Wolfmüller nel 1894, il veicolo era importato in Italia da Max Türkheimer di Milano e venne commercializzato col nome Motorrad cioè motocicletta. La prima realizzazione di moto completamente italiana la si deve probabilmente a Figini & Lazzati che avevano l'officina in via della Moscova a Milano che realizzarono una interessante bicicletta a motore chiamata «bicicletto». Culla del motociclismo italiano erano in quel tempo la Lombardia e il Piemonte. La Lombardia con i marchi citati ai quali vanno aggiunti altri importanti costruttori come i fratelli Paolo e Leone Marchand in società con Attilio Orio che iniziarono l'attività nel 1899 a Musocco, quartiere periferico di Milano, per poi trasferirsi a Piacenza. L'orologiaio milanese Enrico Pecori trasferitosi a Caslino d'Erba che realizza nel 1891 un triciclo a vapore ora esposto al museo Biscaretti di Ruffia. «Le motociclette che verranno presentate nell'esposizione di Novegro- spiegano gli organizzatori- sono frutto di un'attenta ricerca storica fatta partendo dai pionieri della motorizzazione fino agli anni Cinquanta e proseguendo fino ai giorni nostri con la CR&S Motorcycles fondata nel 2004 da Giorgio Sarti, Giovanni Cabassi e Roberto Pattoni con il modello Vun e Duu, uno e due in dialetto meneghino, una corposa bicilindrica da 2000 cc con un motore americano della S&S caratterizzata da innovativi elementi tecnici e stilistici: il telaio tubolare, per esempio, funge da serbatoio del carburante. Anche la DUU può essere ampiamente personalizzata: non ne circolano due assolutamente identiche...»

Fonte: Il Giornale, www.ilgiornale.it

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