Claudio for Expo

ICH Sicav

 

In pericolo il tiglio storico di Macugnaga, memoria walser

Scritto da Paola Montonati

In una posizione privilegiata, nella provincia Verbano-Cusio-Ossola e situata quasi al limite estremo della Valle Anzasca, una derivazione laterale della Val d'Ossola, il piccolo e caratteristico borgo di Macugnaga è situato a 1327 metri d'altezza, ai piedi della parete Est del Monte Rosa.

Una delle più rinomate stazioni montane dell'arco alpino insubre, che ha mantenuto le sue caratteristiche secolari senza cedere al turismo di massa con costruzioni di palazzi e strutture che non siano in linea con l'ambiente, patria d’imprese alpine con scalate impervie e difficili.

Uno dei simboli di Macugnaga è il suo storico Tiglio, uno dei cinque alberi monumentali più longevi del Piemonte. Nel 2002 gli è stata riservata la copertina del volume che la Regione aveva dedicato a questo ricco patrimonio arboreo, in tutto una cinquantina di alberi da tutelare con rigore per il loro valore storico e ambientale. Inoltre si può considerare, se fosse vera la sua datazione di 800 anni, tra i più vecchi d'Italia.

Ora la comunità di Macugnaga e l'intera valle lanciano una forte richiesta di aiuto per salvare il proprio simbolo e con esso anche una parte della propria memoria. Perchè il Tiglio da anni non versa in buone condizioni per l'età e per acciacchi vari.

L'albero protetto da una recinzione in legno, si eleva a fianco della Chiesa Vecchia e il piccolo cimitero, nelle vicinanze del Dorf, ovvero il nucleo di tipiche abitazioni a Blockbau (tronchi di larice incastrati), simbolo dell’architettura dei Walser.

La Chiesa, sorta su di un edificio preesistente fu consacrata il 17 giugno 1523 ed è patrimonio nazionale.

Molto probabile che il Tiglio fosse già lì in precedenza, con la vecchia chiesa del trecento.

Secondo una leggenda riportata dal politico e scrittore tedesco Albert Schott nel 1842, il vecchio Tiglio di Macugnaga venne piantato nella seconda metà del 1200 da una donna che faceva parte dei primi pastori Walser fondatori del paese e presenti ovunque in Valdossola.

All’epoca era una pianta di soli pochi centimetri, portata come legame con l’originaria patria dei Walser nel Canton Vallese. Ben più difficile è stabilire invece con precisione l'età esatta di quest’autentico avo arboreo, che ha visto veramente lo scorrere dei secoli.

I documenti notarili, soprattutto atti di compravendita ma anche l'amministrazione della giustizia e le decisioni a riguardo del bene pubblico, erano allora prese, redatte e stipulate proprio sotto la sua ombra, su di un tavolo di granito che esiste ancora adesso.

Da questi documenti giungono però indicazioni controverse, che riferiscono alternativamente di un Tiglio e di un Olmo.

La maggior parte di questi documenti fa riferimento a un Olmo, ma in qualche caso, ad esempio in un atto del 1336, viene citato espressamente il Tiglio, che lo storico Tullio Bertamini ritiene non trattarsi comunque del Tiglio attuale, considerando che in realtà ci fosse al suo posto un Olmo, oggi scomparso.

A documentare l’età del Tiglio, troviamo però diversi pareri e testimonianze, come la perizia di una Commissione di forestali e botanici dell'Università di Torino che, pur prendendo atto dell’impossibilità di procedere a sicure valutazioni dendrocronologiche, ovvero basandosi sulle sequenze degli anelli di accrescimento, considerato lo stato attuale del tronco completamente cavo, gli accreditano un'età che dovrebbe superare i 500 anni.

Documenti iconografici e descrittivi certi, che ne attestano l'esistenza e la maestosità, esistono a partire dall'Ottocento. Fatti in particolare dai viaggiatori anglosassoni come William Brockedon, che in un disegno del 1825, lo presenta accanto alla Chiesa Vecchia, al centro del paesaggio di Macugnaga, Lady H.W. Cole nel 1859 lo definisce il “Grande e magnifico Tiglio” e Sir King ritrae il “nobile Tiglio, onorato dal tempo” in un suo disegno del 1838.

Infine non si può non considerare la tradizione orale degli abitanti di Macugnaga che hanno sempre rigorosamente parlato di Tiglio e mai di Olmo.

Del resto i quasi 12 metri di altezza e gli oltre 8 metri di circonferenza del fusto sono la testimonianza migliore della sua veneranda età, ne confermano il riferimento simbolico aggregante delle tradizioni e della cultura Walser della Comunità, tra fascino e mistero di un gigante verde ricco di sacralità e di leggende. E i suoi abitanti, fino a poco tempo fa erano soliti raccogliere suoi fiori per fare dei balsami lenitivi contro la tosse e raffreddori.

Come quella dei Gutwiarghini, i buoni lavoratori della tradizione Walser che abitavano tra le sue fronde e che distribuivano alla popolazione preziosi consigli per sopravvivere con nuove soluzioni. Ma avevano i piedi rivolti all'indietro e un giorno, quando uno di loro venne deriso per quel difetto fisico, scomparvero per sempre.

Il Tiglio nel corso dei secoli ha passato tanti momenti difficili, uno dei più duri fu durante la bufera che colpì la zona il 6 novembre 1906, portando i primi seri danni alla pianta. Lo sferzare violento del vento e dell'acqua praticamente ne tagliò la parte alta, restò come decapitato e da quel momento fu in balia degli agenti atmosferici che con gli anni ne hanno consumato l’interno.

Negli anni 90, la pianta venne curata per degli attacchi portati da alcuni funghi che danneggiarono la parte centrale, arrivati al seguito dello schianto di diverse branche primarie. Sul lato rivolto alle correnti del Monte Rosa, presentava un’ampia zona necrotica, con un taglio longitudinale che lo metteva a rischio di ribaltamento. Le cure portate da Francesco Grisoni, gli ridiedero vitalità.

Nel 2002, il Tiglio di Macugnaga, è stato “curato” anche sotto l’aspetto botanico per curare le ferite portate dal tempo e impedire problemi più grossi che avrebbero portato anche alla morte della pianta stessa.

Vennero messe in atto anche alcune opere per migliorare le condizioni di stabilità dell'albero in ogni sua parte, cercando anche di equilibrare le dimensioni della chioma alle ormai ridotte capacità portanti del fusto e delle branche.

Si operò una potatura di riduzione e alleggerimento sulle cime, l'asportazione del legno compromesso e il successivo trattamento con fungicidi sulle vaste ferite e cavità interessate da carie, l'applicazione di retini e lamierini metallici a protezione di tali parti bonificate, la posa in opera di sostegni di varia natura per la messa in sicurezza dell'intero albero. Venne consolidato il grande fusto cavo, fissando dall'interno tiranti rigidi incrociati, e imbracando con una doppia fascia metallica quello a legno morto. Applicati anche dei pali in ferro che fungono da tutori per i rami più esterni e per la in chioma.

Nel monitoraggio della primavera 2003, si è ritenuto opportuno intervenire ancora su alcune cavità cariate, sostituire, ove necessario, le protezioni applicate e, infine, eliminare alcuni rami nuovi.

Dopo le cure praticate, l'albero prese un miglior equilibrio statico che sembrava garantirgli la conservazione. Però l'età e il diffuso processo di degradazione del legno in ogni parte del fusto e in alcune branche primarie, sono continuate anche perchè gli interventi di cura e sostegno dal 2003 si sono via via diradati fino a quasi scomparire.

Una pianta che rappresenta veramente un simbolo, e gli abitanti del luogo ripetono in questo periodo: "Non svestitevi degli abiti invernali prima che il tiglio si vesta".

 

Letto 1014 volte

Claudio for Expo

ICH Sicav

 

 

 

 

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo

Scrivi alla Redazione

Puoi scriverci al seguente indirizzo:

bollentini@labissa.com

 

 

 

Seguici anche su:

Realizzato da: Cmc Informatica e Comunicandoti