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Salice Terme, una nuova stagione per le acque del benessere

Scritto da Paola Montonati

Salice Terme, per il pavese e l’Oltrepò sinonimo di passeggiate nel parco, panchine all’ombra, picnic sull’erba, cure alle Terme.

Un’oasi verde non molto lontana da casa, da cui sbirciare le colline circostanti, il Castello di Nazzano, Sant’Alberto di Butrio, e magari fare un salto a Varzi per un assaggio del famoso salame.

E poi le Terme, sorgente curativa, o semplicemente soggiorno di riposo e benessere.

Le acque termali di Salice Terme e gli effetti terapeutici delle sue acque sulfuree e salsobromoiodiche erano noti già in età preromana, ma i loro benefici erano attribuiti alle forze della natura, cui era consacrato il luogo.

I Romani, infatti, compresero rapidamente le possibilità offerte da Salice Terme, con le acque sulfuree disinfettavano le ferite da taglio, bloccando le infezioni ed evitando cancrene e amputazioni, mentre con i bagni in acqua salsobromoiodica cicatrizzavano le ferite e curavano i reumatismi.

Durante il periodo medioevale l’Oltrepò pavese fu terra di passaggio per pellegrini, viaggiatori e commercianti, ma anche luogo privilegiato per reali e nobili in cerca di riposo e scoperta, con la possibilità di fare affari, mangiare e bere bene.

Allora la popolazione di Salice si reggeva su di un’economia sostanzialmente agricola e le sue acque erano considerate dannose, infatti, quando i contadini le utilizzavano per cucinare, i cibi diventavano amari, disgustosi, inoltre chi ne faceva un uso continuativo perdeva peso.

La reputazione curativa di queste acque fu riaffermata solo nella seconda metà del secolo XIX per opera di Lorenzo Angelini, che nel suo modesto laboratorio casalingo riuscì a isolare lo iodio contenuto nelle acque di Salice Terme dimostrando come l’idroterapia si sarebbe potuta praticare nel piccolo centro.

Grazie ad Ernesto Brugnatelli, uomo di scienza e capace imprenditore, le Terme di Salice crebbero in popolarità, fino ad arrivare a Ernesto Stoppani, che arricchì il complesso di un Salone Teatro, del Caffè Bagni e del Grand Hotel immerso nel parco.

In brevissimo tempo le Terme divennero la meta prediletta di nobili, ministri e personalità illustri, come i conti Litta e Borromeo, il ministro Prinetti e Ada Negri.

Grazie a loro si affermò come una vera e propria moda e anche la borghesia urbana ne fu affascinata, entrando nell’immaginario collettivo.

Con Eugenio Diviani le Terme di Salice si fecero conoscere oltre i confini italiani non solo per l’unicità delle acque ma anche per la struttura organizzativa e le tecnologie di somministrazione delle cure, come “un angolo ideale di cure corroboranti e riparatrici per il corpo e per lo spirito” grazie anche al Parco delle Terme con le sue ventimila piante, i sentieri, le sedute in pietra e le panchine.

Nel periodo di massimo splendore, a Salice Terme, negli anni Sessanta, con il boom economico, le stanze del Grand Hotel sempre piene, e i caffè all’aperto, c’era un continuo via vai di gente, che, grazie alla potenzialità delle acque, all’aria pulita e al buon cibo, trascorreva nella cittadina della valle Staffora i periodi di vacanza.

Fino alla metà degli anni Novanta Salice era la città delle terme, della bella gente, del ritiro della Juventus e dei concorsi ippici.

Ma con la privatizzazione delle cure, gli ospiti che si sottoponevano ai cicli di fanghi diminuirono in maniera verticale, conseguentemente anche il numero degli alberghi da dodici si ridusse a quattro, il Grand Hotel chiuse, molte attività commerciali persero buona parte dei loro clienti.

E fa male vederlo così, il Grand Hotel, un po’ malandato e quasi spettrale, le persiane sbrindellate, qualche vetro rotto, l’erba che ha preso possesso dei gradini, dei davanzali.

Ora la vecchia capitale turistica dell’Oltrepo non si può più reggere in piedi solo con gli incassi dei mesi estivi, si devono riportare le terme all’antico splendore, con percorsi culturali, partendo dalle sorgenti scoperte da Giulio Cesare.

I suoi dintorni ricchi si storia e di monumenti possono attirare davvero un turismo dolce e tranquillo, con le passeggiate, i castelli, le prelibatezze culinarie, i prodotti genuini.

Questo rilancio sembra possibile con un progetto di marketing della cordata romana, la società Dionisi & Partner Broker Srl, incentrato sulle due acque curative e benefiche che hanno ottenuto la certificazione di I Livello Super dal Ministero della Salute.

Le acque nel progetto saranno fondamentali, dalla fonte Montalfeo sgorgano quelle sulfuree, le più ricche d’idrogeno solforato d’Italia, mentre dalla fonte Sales, quelle salsobromoiodiche, con una concentrazione di sali minerali di dieci volte superiore rispetto all’acqua marina.

“Abbiamo cercato di valorizzare il passato, la storia di questo posto, proiettandoci al futuro” dice Davide Dionisi, amministratore unico della Dionisi & Partner Broker Srl “I centri termali sono luoghi pop, per questo non abbiamo trascurato nulla: dai percorsi curativi alle mostre. Crediamo che con questa politica di mercato si possa arrivare ad avere un incremento dei clienti. Vorremmo toccare quota 30 mila in un paio di anni. Se le Terme ingranano ci sarà lavoro per tutti, non solo qui e al caffè, in cui saranno impiegate fino a 70 persone”.

Bagni, spa e vernissage diventeranno una tappa obbligatoria nella visita della Valle Staffora.

Il progetto di rilancio vedrà anche la riapertura del Nuovo Hotel Terme, la ristrutturazione del Grand Hotel e la riconversione in una nuova attività della discoteca Club House.

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