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Al via la migrazione degli anfibi in Lombardia

Scritto da Paola Montonati

Al via in questi giorni le migrazioni di migliaia di anfibi verso fiumi, laghi, stagni e luoghi umidi. Le associazioni cercano volontari per creare “corridoi” ed evitare la consueta strage sulle strade. La Lombardia da 40 anni è per la protezione degli anfibi, indicatori di salute ambientale.

Verso la primavera e il risveglio della natura, i primi a muoversi saranno gli anfibi che proprio in questi giorni iniziano la loro migrazione verso le aree umide (stagni, laghi e fiumi) dove andranno per riprodursi. Un rito ancestrale, vecchio di milioni di anni che porta questi animali a tornare sempre e solo nelle zone dove sono nati, guidati da un istinto fortissimo e inspiegabile, seguendo sempre la stessa rotta, la stessa strada. Arrivando anche a intasare i loro percorsi naturali, dove si ritrovano a centinaia, il percorso che compiono può essere di poche centinaia di metri, ma può arrivare sino ai 3-4 chilometri di distanza.

Svolte le loro funzioni riproduttive che di solito durano alcune settimane, ritornano nelle aree di origine compiendo il percorso inverso. Quattro mesi dopo vengono raggiunti dai piccoli, una volta che hanno completato la loro mutazione. Piccoli che una volta raggiunta l’età adulta attorno ai 5 anni, cominceranno a loro volta le annuali migrazioni.

Migrazione che comincia solitamente nell'ultima settimana di febbraio e si protrae sino a inizio maggio. Avviene a partire dalle ore crepuscolari e notturne, momenti della giornata in cui i rospi sono attivi, infatti, durante le ore diurne rimangono nascosti sotto le pietre, negli anfratti, in tane scavate, solitamente aspettano anche la pioggia per non andare incontro a disidratazione e ai predatori.

Gli anfibi, rane, rospi, salamandre e tritoni, sono preziosi alleati dell'uomo, perchè la loro presenza è indice di un ambiente in salute, sono importanti sia per mantenere la ricchezza di biodiversità del territorio, che per la fondamentale funzione nel tenere sotto controllo lumache, zanzare e insetti vari di cui si cibano.

Animali presenti non solo nell'ambiente acquatico ma anche in prati, boschi o in terreni coltivati a seconda delle specie, le rane verdi sono di gran lunga gli anfibi più comuni, frequentano gli stagni, i fossi e le risaie. Nel territorio lombardo sono presenti poi, la raganella, il rospo comune, il rospo smeraldino, la rana dalmatina, la rana esculenta, il tritone crestato, quello punteggiato e la salamandra che però vive solo nei boschi delle colline moreniche, nella parte più settentrionale del Parco del Ticino e nelle zone montane.

La rana rossa, nota anche con la denominazione di alpina o temporaria ha trovato un suo habitat molto favorevole proprio nel comprensorio del Campo dei Fiori. Due in particolare gli anfibi che conferiscono un notevole interesse alla Valle del Ticino perché vivono esclusivamente in questa zona.

La rana rossa di Lataste presente nei boschi a elevato grado di umidità, soltanto in questa regione e in nessun altro luogo al mondo, in particolare nella zona del Lago di Varese-Campo dei Fiori, a Daverio, Cocquio Trevisago, dove sono state trovate aree ricche di deposti di uova di questo anfibio.

L'altro esemplare che caratterizza il territorio è il rospo della vanga, detto anche rospo bruno del Cornalia, noto alla scienza come Pelobates fuscus insubricus, ancora più raro e per gran parte dell'anno presente nei terreni asciutti.

Gli anfibi da sempre vivono una vita appartata, discreta, abituati da millenni alla vicinanza dell'uomo, che ne ha fatto anche una delle sue fonti di sostentamento. A partire dal secondo dopoguerra con la forte industrializzazione e modernizzazione anche delle campagne, la costruzione di strade, la presenza dell'uomo si è fatta invadente e spesso aggressiva nei loro confronti, restringendo sempre di più le loro aree vitali. Sono stati prosciugati specchi d'acqua, ridotte notevolmente le superfici sabbiose o ghiaiose, circoscritte le aree umide, costruiti parcheggi ed edifici. Nei pochi stagni sopravvissuti vengono spesso introdotti pesci, che sono grandi predatori, soprattutto di girini. Si sono bloccati i loro percorsi naturali per la riproduzione, ma soprattutto sono le strade e le automobili che si rivelano un vero e proprio pericolo per questi animali, portandone quasi alla scomparsa alcune specie autoctone.

Per dare alcuni esempi negli ultimi 20 anni, in Svizzera è scomparsa più della metà della popolazione di rospo ostetrico; il più piccolo rospo (5 cm) che vive a Nord delle Alpi. La sua sopravvivenza è fortemente minacciata, sebbene si tratti di una specie protetta e il motivo principale è proprio dato dalla forte diminuzione degli ambienti in cui vive.

Altra specie tipica a forte rischio è pelobate fosco, il quale come nome scientifico ha proprio insubricus, a indicarne la provenienza. Si tratta di un piccolo rospo, che negli ultimi decenni ha subito un grave declino, sparendo praticamente da tutte le sue zone tipiche a ridosso dei fiumi in particolare del Ticino, Olona, Seveso e delle risaie. Unica zona in cui riesce ancora a sopravvivere e riprodursi è l'area protetta delle “Paludi di Arsago”. Collocata nel contesto naturale del Parco del Ticino, l’area è formata da diverse zone umide ancora ben conservate, formate da stagni, paludi e acquitrini, situata tra Somma Lombardo, Mornago, Besnate e, appunto, Arsago Seprio.

La specie più a rischio rimane quella del rospo bufo-bufo, l'anfibio più grande d'Europa, che può raggiungere anche i 20 cm (zampe escluse) di lunghezza. Protetto dalla convenzione di Berna per la salvaguardia della fauna minore del 1982.

Nel campo della protezione degli anfibi la Regione Lombardia può vantare diverse iniziative d’avanguardia in campo nazionale tra cui una delle prime normative, che proprio quest'anno festeggia il quarantesimo della sua introduzione: la Legge Regionale n.33 denominata "Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica" è infatti datata 27 luglio 1977, aggiornata e sostituita poi dalla L.R. n. 10 del 2008.

La “legge 33” oltre all’introduzione di una stretta regolamentazione per la cattura di rane verdi a fini alimentari ha posto per la prima volta divieti inderogabili alla raccolta o alla distruzione di uova e girini di tutte le specie di anfibi lombardi e alla cattura, al trasporto e al commercio delle due specie di rospo, Bufo bufo e smeraldino. Con questa legge si sono potuti attivare tanti significativi interventi di salvaguardia dei siti riproduttivi, di habitat e di mitigazione dell’impatto del traffico stradale delle popolazioni lombarde di anfibi. Nel 1980, su proposta della Sezione di Brescia del W.W.F. Italia, sono stati realizzati in Località Vantone sulla strada del Lago d’Idro, i primi cinque tunnel sottostradali appositamente dedicati alla salvaguardia di una popolazione di anfibi. Nel 1986 venne progettato e realizzato da Giorgio Achermann, fondatore del Gruppo Naturalistico della Brianza, il primo barrieraggio di una strada provinciale per salvaguardare la migrazione di rospi comuni da e verso il Lago del Segrino nei pressi di Canzo. Sempre nel 1986 Vincenzo Ferri, nell’ambito delle prime attività del Centro Studi Erpetologici “Emys” di Milano, ha coordinato il primo censimento regionale delle località interessate da trasmigrazioni di anfibi minacciate dal traffico stradale. Nel 1988 il Consorzio di Gestione del “Lago del Segrino”, dispose la chiusura definitiva al traffico stradale della strada intercomunale sulla sponda orientale del lago, per la salvaguardia della migrazione di rospi comuni. Dal 1990 si è registrato un notevole balzo in avanti verso la protezione dell'ambiente lombardo degli anfibi e con la creazione di appositi corridoi naturalistici a loro dedicati, creando nuovi passaggi, anche sotto il manto stradale, cercando di evitare l'asfalto e le automobili.

Al traffico veicolare è infatti imputabile in Lombardia la scomparsa delle popolazioni di Bufo bufo che fino a qualche decennio fa si riproducevano sulle sponde dei grandi laghi prealpini. Le ridotte dimensioni, il loro muoversi al buio, la lentezza che contraddistingue i rospi è a volte un handicap fatale che non permette loro di attraversare indenni le nostre strade.

Per esempio, lungo le sponde del Lario, estese per diverse decine di chilometri, son rimaste soltanto tre zone dove gli anfibi migrano per la riproduzione: tra Onno e Melgone per il ramo di Lecco, tra Nesso e Lezzeno per quello di Como e presso Sorico per l’Alto lago. Nel resto, sia nel tratto tra Menaggio e Sorico che in quello tra Colico e Lecco, a causa di strade statali trafficatissime, non si trovano più rospi.

I corridoi di salvaguardia e le relative aree per gli anfibi sono ormai diversi in Lombardia, quello del parco delle Groane, del Bosco delle Querce (Seveso-Meda), quello del Lambro, del Triangolo lariano, dei tre laghi di Gaiano, Iseo ed Edine, dove il fenomeno interessa la parte settentrionale della sponda orientale, tra San Felice e Pura, ricca di canneti. Il corridoio del Parco Campo dei Fiori, con l'estremo nord della provincia di Varese e quello più a sud della Palude Brabbia collegandoli al Parco del Ticino e la zona lacustre. Fino alla vastissima area della Z.P.S. “Risaie della Lomellina” che ospita 11 garzaie, 9 delle quali in cui vive una parte rilevante dell’intero contingente nazionale. Le Garzaie lombarde sono insediate in ambienti coltivati e coesistono bene con le attività agricole purché collocate in zone ricche di ambienti acquatici, anche se artificiali, dove soddisfano le necessità di nutrimento per tutto il delicato periodo riproduttivo non solo per gli anfibi ma soprattutto per aironi e cicogne. Tra queste la Garzaia di Celpenchio, ospita una delle colonie di aironi tra le più belle d’Europa e presenta il caratteristico ambiente paludoso tipico dell’antica foresta planiziale che un tempo ricopriva la Pianura Padana. Fino ad arrivare alla Riserva Naturale di Abbazia Acqualunga nella Lomellina meridionale, alcuni chilometri a nord del Fiume Po. Corridoi e aree protette si trovano anche in territorio elvetico a nord del Verbano e del Ceresio.

Opera importante per la salvaguardia degli anfibi, è data dai volontari del WWF e della Lipu, oltre che delle varie associazioni naturalistiche. In particolare la loro opera si vede sul territorio varesino, complice la presenza di tante zone umide. Tra questi sul tratto di strada, lungo circa 250 metri lungo la Sp 18, che attraversa il comune di Bregano, a pochi metri dal confine con Biandronno, tra la Palude Brabbia e il Lago di Varese, un sito riproduttivo di fondamentale importanza.

Altro punto importante si trova nord di Sesto Calende, sulla collina a monte della strada che collega Lentate con Osmate, una delle oasi tra gli altri di rospi bufo bufo e rana Latastei, che trascorrono il letargo invernale per poi portarsi a valle verso il lago di Monate, gli stagni e i piccoli corsi d’acqua.

Uno dei corridoi storici seguiti dagli anfibi verso le zone umide, è il passaggio di viale Europa a Golasecca che porta dalla collina direttamente al Ticino. Ed è uno di quelli più a rischio per il transito di auto.

Gli anfibi scendono anche dalle pendici della Valcuvia verso le aree umide a sud del fiume Margorabbia, dove sono stati realizzati sottopassi per incanalarli, in particolare in località Lische.

Oltre il confine elvetico i punti critici di passaggio si trovano a: Meride, Somazzo, Castel San Pietro, Caslano, Bioggio depuratore, Sorengo-Muzzano, Piodella-Agnuzzo, Origlio e Magadino.

I volontari per la salvaguardia di questi animali, si preoccupano di ripristinare i sottopassaggi, scavare, tagliare arbusti per facilitare il passaggio, allungare e tendere i teli e le apposite barriere lungo le strade. Quando serve li raccolgono nei secchi e quindi li trasportano dall’altra parte della strada, sia nella fase di andata che in quello di ritorno dai luoghi di riproduzione, aggirando il pericolo delle auto, salvando così migliaia di anfibi da morte sicura.

Il WWF e le varie associazioni per la protezione degli animali e dell'ambiente, invitano tutti gli automobilisti a circolare con prudenza su questi tratti stradali, segnalati con appositi cartelli, specialmente durante le ore serali. Le associazioni cercano inoltre volontari: chi volesse mettersi a disposizione per una o più sere alla settimana in una delle località interessate dalla migrazione.

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