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Paradossali Parole per scoprire il Museo Parisi Valle di Maccagno

Scritto da Paola Montonati

Percorrendo la sponda lombarda del Verbano verso la Svizzera, ci si ritrova a Maccagno, uno degli ultimi centri abitati, prima del confine di stato. Località di villeggiatura, tra lago e montagna, dalla storia che risale ai Celti, dove il vento la fa da padrone, piccolo paradiso per velisti e surfisti, ma anche di chi ama scalare le montagne con una palestra naturale Un clima mite, che permette una vegetazione lussureggiante che si alterna ai giardini ordinati degli abitanti o delle seconde case.

Edifici classici, le stradine del borgo, nato come villaggio di pescatori e a un certo punto ci si imbatte incredibilmente una costruzione avveniristica, che rompe gli schemi della placida architettura locale, un edificio-ponte gettato sul Giona, dal 1979 caratterizza il borgo di Maccagno.

Nessuno si aspetta un edificio così, così diverso nel tradizionale lungolago del Lago Maggiore. E’ il Civico Museo Parisi-Valle, che ospita la collezione d’arte moderna donata da Giuseppe Vittorio Parisi. Negli anni è stato identificato come Museo-Ponte, che deriva dalla sua caratteristica struttura architettonica così particolare, data per la sua valenza simbolica, perchè unisce Maccagno Superiore e Maccagno Inferiore, fino a quel momento divise dal fiume Giona.

Il museo nacque nel 1977 da un’idea dallo stesso Parisi, un artista polivalente nato proprio a Maccagno nel 1915, da padre Carabiniere che prestava servizio nel centro del Verbano. Attivo nel rinnovamento della pittura, scultura e nell'uso di materiali diversi, dalla sua ha avuto anche un impegno continuo per la divulgazione e la valorizzazione dell’Arte Contemporanea. Amico di Lucio Fontana, Pablo Picasso, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi e dei maggiori artisti del suo tempo.

Nel 1939 si sposta a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di cinematografia, dove ha come compagno Michelangelo Antonioni. Nel periodo di guerra viene arrestato per diserzione e condannato a morte, ma è salvato grazie all’intervento del poeta Trilussa. Verso la fine degli anni 60' si dedica alla ricerca visuale in diversi campi, realizzando anche diversi lavori in acciaio.

Tornato per una vacanza sul Lago Maggiore e rimasto affascinato dalla zona, ha così l'ispirazione di creare un museo per poter raccogliere le sue opere e quelle raccolte nel tempo, in particolare relative all'arte italiana del Novecento.

I primi contatti con le autorità comunali risalgono al 1979, quando mise a disposizione di Maccagno, d’accordo con la moglie Wanda Valle, la sua collezione che si articola intorno alla sua ampia produzione dell'artista, ma spazia anche nell'arte italiana del Novecento.

Su indicazione dello stesso Parisi, l'Amministrazione Comunale, per il progetto del museo sceglie un team composto dall'architetto romano Maurizio Sacripanti e dall'ingegner Giuseppe Noris di Luino, cui è affidato il coordinamento generale del progetto. L'edificio comincia ad essere costruito a partire dal 1981 e vedrà la conclusione solo nel 1998. Il completamento del museo ha richiesto tempi lunghi per la necessità da parte dell'Amministrazione Comunale di reperire i fondi necessari, coinvolgendo nell'operazione la Provincia di Varese e la Regione Lombardia.

Nel 1984 Parisi ritorna definitivamente a vivere a Maccagno, realizzando ancora diverse opere e seguendo anche tutto l'iter per la creazione del museo.

La validità dell'opera del museo-ponte viene subito ampiamente riconosciuta non appena la struttura di base prende forma. Già nel 1992 ottiene il prestigioso "Premio Nazionale IN/ARCH”.

L'opera creata da Parisi-Sacripanti-Noris, vede un edificio che si è integrato nel paesaggio e nei suoi elementi, regalando momenti di rara suggestione.

A oggi la Donazione Parisi-Valle comprende complessivamente 2085 opere, così ripartite: 915 grafiche, 439 bidimensioni e 325 tridimensioni, oltre a reperti antichi e numismatici per oltre 400 pezzi. Tra i diversi artisti presenti troviamo opere di Balla, Birolli, Capogrossi, De Chirico, Dompè, Fiume, Guttuso, Morandini, Arnaldo Pomodoro, Tandini e anche Picasso. Dell'artista spagnolo, troviamo “Pequena guitara para Paloma”, una chitarra giocattolo realizzata da Pablo Picasso per la figlia Paloma e donata poi proprio a Parisi. Un’opera che ha avuto una storia particolare. Scomparsa era stata ritrovata in una scatola di scarpe presso un commerciante di Pomezia.

In questa location così particolare e suggestiva, fino al 26 marzo, è ospitata la mostra Paradossali parole. Progetto artistico a tre voci, una mini-collettiva di opere di Daniele Garzonio, Antonio Piazza e Ferdinando Pagani, a cura di Clara Castaldo, per riflettere sul significato che hanno le parole e la comunicazione contemporanee.

Fabio Passera, Sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca dice che “Ancora una volta il nostro Civico Museo lancia una sfida e una "pacifica provocazione" agli occhi dei visitatori; a questo proposito mi viene in mente la celebre frase di Federico Fellini “Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”. Davvero le parole che scegliamo ogni istante dicono ogni nostro pensiero, opinione, idea o sogno. E anche molto di più. Per questo ringrazio innanzitutto i tre autori che, con il loro lavoro, hanno scelto di proporsi in un inedito progetto di comparazione e raffronto. Non è il primo e, qui a Maccagno, di certo non sarà l'ultimo. Un sentimento sincero di gratitudine va anche all'intera squadra del Civico Museo che, con il suo lavoro quotidiano e creatività, sta rendendo concreto questo percorso: una serie d’iniziative culturali che sempre di più assomigliano a eleganti perle di una preziosa collana”.

Nel testo introduttivo dei tre cataloghi, Clara Castaldo scrive: “Mi piace riprendere il magistrale testo di Calvino (Lezioni americane) e usarlo come una bussola per districarsi in questa mostra di Maccagno: Garzonio, Pagani e Piazza si trovano a ragionare – a posteriori – sul tema della semiotica e delle infinite declinazioni della parola e dell’alfabeto artistico e linguistico. Mi sembra, infatti, che a partire dai temi, dai percorsi di ricerca e dagli stessi titoli di molte opere di questi autori si possa dipanare un tentativo di ragionamento sulla forma, sul senso dell’operare creativo, sulla parola trasmessa nelle arti visive. Dopo questa tappa, dopo questo “sbarco” a Maccagno avremo letto, ascoltato, giocato, pregato e amato con parole cristalline, sobrie, ariose, potendo magari collegare la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente, alla cosa desiderata o temuta, come un fragile ponte di fortuna gettato sul vuoto. Pensare, prevedere e programmare ciò che si dice – parlando o dipingendo – oggi mi sembra che sia poco percepito come un compito degno di nota o di tempo. Forse è questo il lascito più sorprendente delle lezioni di Calvino: la parola, innanzitutto, implica una cura, è sempre una scelta, ecco perché ha un’origine e una condizione propriamente morale. L’antidoto alla peste contemporanea del pattume e dell’immondizia comunicativa può essere solo questa coscienza critica, questo entrare in contatto, questo tentativo umanissimo di intavolare una discussione. Curata, responsabile e rispondente a ciò che ci incontra, ci sopraggiunge, ci coinvolge e ci trasforma”.

 

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