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Un secolo di jazz a Chiasso

Scritto da Paola Montonati

Da domenica 19 marzo a domenica 30 aprile lo Spazio Officina del m.a.x. museo di Chiasso ospiterà una mostra che, per il centenario (1917–2017) dalla prima incisione jazz su disco, racconterà un fenomeno che ha segnato una nuova era e che è stato uno dei maggiori apporti culturali del Novecento.

Era il 26 febbraio 1917 quando l’Original Dixieland Jass Band, un complesso di New Orleans che aveva come direttore il trombettista italo-americano Dominic James “Nick” LaRocca e musicisti Anthony Sbarbaro, Eddie B. Edwards, Larry Shields e Henry Ragas, incideva a New York, per la casa Victor, il primo disco della storia del jazz, con i brani Livery Stable Blues e Dixie Jass Band One-Step.

Con l’incisione della musica jazz su disco nasce uno dei maggiori movimenti musicali del Novecento per la sua originale creatività ed estemporaneità, con tutte le dinamiche socio-politiche, tecnologiche e interdisciplinari dell’età contemporanea.

L’esposizione, infatti, sarà parte della stagione 2016–2017 del Centro Culturale Chiasso sul tema della creatività.

La mostra, ideata da Luca Cerchiari, direttore e docente di discipline musicologiche del Master in Editoria e produzione musicale dell’Università IULM di Milano, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo e di Spazio Officina di Chiasso, è un viaggio nella storia visiva del jazz, tra giovani artisti, illustratori e grafici che avevano una profonda passione per questo genere musicale, come Andy Warhol, Josef Albers, Reid Miles, Niklaus Troxler, David Stone Martin, Gill Mellé, Don Schlitten, Max Huber, Guido Crepax.

All'uscita dei primi dischi jazz erano gli acquirenti stessi a personalizzare le cover, aggiungendo scritte o applicando carte colorate, fotografie o anche pezzi di giornale in forma di collage, con elaborati grafici unici.

Nel corso degli anni Quaranta e nel periodo post bellico, per semplificare l’esecuzione ci fu la produzione di molte copertine a un solo colore, con l’uso del nero e del fondo bianco della carta.

Con l’arrivo degli anni Cinquanta il repertorio delle cover si ampliò, con copertine fotografiche, che videro il coinvolgimento di veri artisti, come Luigi Ghirri o Mimmo Jodice.

Se le copertine di Josef Albers rappresentano l’armonia e il ritmo della musica jazz, Andy Warhol usa un segno nero su fondo bianco, Guido Crepax il fumetto e la sua sintesi linguistica, mentre i manifesti dello svizzero Niklaus Troxler diventano fermi immagine colorati, che rendono il suono attraverso un dinamismo visivo.

La veste delle copertine e dei manifesti racconta cosi la storia dell’arte dai collage all’estetica Bauhaus fino alle possibilità creative del lettering e alle fotografie estrapolate e ricontestualizzate.

A Spazio Officina ci saranno ben 300 cover dagli anni Quaranta a oggi, oltre a manifesti come quelli degli anni Ottanta del Festival Jazz di Willisau in Canton Lucerna dello svizzero Niklaus Troxler e il primo disco jazz in gommalacca del 1917 in edizione Victor.

Oltre all’aspetto visivo e grafico, a Spazio Officina sarà raccontata la storia del jazz con gli oggetti e i supporti che arrivano da istituzioni pubbliche internazionali, come la Fonoteca nazionale svizzera, l’Hogan Jazz Archive della Tulane University di New Orleans, uno dei maggiori centri per musica afro-americana degli Stati Uniti, e la Fondazione Sanguanini Rivarolo Onlus, la Galleria L’Image di Alassio fino alla collezione d’arte del m.a.x. museo di Chiasso.

Tra questo ci saranno grammofoni della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, come un grammofono Dog Model, uno a doppia tromba e uno modello Vittorio Gozzi, un fonografo con cilindro di cera, introdotto nel 1903, e uno a doppia tromba, una fonovaligia Odeon portatile, un raro registratore a bobine, edizioni, spartiti e supporti sonori pre-discografici, senza dimenticare epistolari, contratti, libri e riviste, di cui una con la grafica dello svizzero Max Huber.

Gli appassionati di strumenti jazz potranno ammirare due clarinetti con relativa valigia di custodia di Paul “Polo” Barnes, il tamburo di Ray Bauduc della Bob Crosby’s Orchestra di Chicago con involucro per tamburo basso, bacchette e piatti, il banjo di Fabio Turazzi, i piatti della batteria di Shelly Manne e la fisarmonica di Gorni Kramer.

Una sezione sarà dedicata alle foto scattate da Roberto Polillo e Maurizio Ruggeri a grandi personaggi del jazz come Stéphane Grappelli, Thelonious Monk, Shelly Manne, Louis Armstrong, Miles Davis, Benny Goodman, Charles Mingus, Duke Ellington, John Coltrane, Dizzy Gillespie, Ella Fitzgerald, Lionel Hampton, Anthony Braxton e Ron Carter.

Sarà anche possibile immergersi nel mondo del jazz attraverso il celebre film “The Jazz Singer” del 1927 che segnò la nascita del cinema sonoro, altri spezzoni di film e persino la prima registrazione in Svizzera con una jazz band svizzera, cioè la Lanigiro Syncopating Melody Kings di Basilea con Me and the Man in the Moon incisa su un disco del 20 aprile 1929, con registrazione effettuata alla Tonhalle di Zurigo dall’etichetta Columbia.

Orari

Martedì – venerdì, ore 14.00–18.00

Sabato – domenica e aperture speciali, ore 10.00–12.00, 14.00–18.00

Lunedì chiuso

Aperture speciali

Domenica 19 marzo 2017 (San Giuseppe)

Domenica 16 aprile 2017 (Pasqua)

Lunedì 17 aprile 2017 (Pasquetta)

Chiuso

Tutti i lunedì (tranne lunedì 17 aprile 2017)

Venerdì 14 aprile 2017 (Venerdì Santo)

Sabato 15 aprile 2017 (Sabato Santo)

Ingresso

Intero: CHF/Euro 7.

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 5.

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita: ogni prima domenica del mese

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