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Roberto Bof

Roberto Bof (3)

Piove all'“Aldo Levi” di Giubiano. Alla partita che vale una stagione mancano ancora tre quarti d'ora. Un bambino lascia la mano del papà e si infila nel recinto degli spogliatoi. Si ferma davanti alla targa, che intitola il campo all'Aldo, dov'è scritto: “I giocatori di rugby non muoiono mai. Al massimo passano la palla”. Il papà lo richiama, ma il bambino resta fermo lì scandendo a bassa voce quello che sta leggendo. Poi si gira e domanda: “Papà, chi è Aldo Levi?”. Il papà cambia tono, non il tempo parlando al presente e spiega: “Aldo Levi è un giocatore del Varese che non c'è più”. Non convinto, il bambino indica la targa e richiede: “E a chi ha passato la palla?”. Il papà sorride e risponde con un filo di voce: “A quelli che vanno in campo oggi”. Alla partita che vale una stagione manca ancora un po', ma questa…
di Roberto Bof Dopo tanto sudore e dolori in ogni parte dell'apparato scheletrico e muscolare, con 530 km nelle gambe e 9 kg in meno nel giro vita e non solo, sono pronto! Domenica 2 novembre, alle ore 10:55 (16:55 in Italia), un colpo di cannone darà il via alla 44a edizione della New York City Marathon, alla quale partecipo con Stefano Zanini e Roberto Cimberio. Per noi Sestero Onlus tutto ebbe inizio in una serata di luglio del 2013, nella Missione del VISPE - Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti - a Mutoy, in Burundi. Se per Stefano - già corridore professionista per 17 anni - e Roberto - già runner dal 2011 quando solo l'annullamento all'ultima ora della stessa maratona gli tolse la soddisfazione dell'esordio - la sfida era ampiamente nelle rispettive potenzialità fisiche e mentali, per il sottoscritto si trattava di una vera e propria "Missione Impossibile”.
di Roberto Bof* La cosa più bella della tre giorni trascorsa a Bormio (SO) con i 124 protagonisti del “Progetto Cambio di Passo“ 2014 è stata non capire chi doveva accompagnare chi. Chi doveva aiutare a rialzarsi chi. Chi doveva ringraziare chi. Un continuo, spontaneo e concreto scambio di ruoli ed informazioni, che ha contagiato chi c'era per la prima volta allo stesso modo degli esperti uomini Freerider, fino agli operatori della Polizia di Stato, questi ultimi preoccupati dal numero di persone da mettere in sicurezza e al tempo stesso ammirati davanti a tanta ricchezza di valori e umanità. 124 persone di 26 realtà sociali e sportive di 7 diverse Regioni, che hanno parlato la stessa lingua. In condizioni e ruoli diversi, ma ugualmente uniti e determinati alla conquista di accessibilità ed autonomia. Nessuna richiesta di “rispetto dei diritti dei disabili”, perché consapevoli dei propri diritti e doveri in quanto…

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