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Arte e creatività

Arte e creatività (98)

Le sue vedute, i suoi paesaggi sono declinati da una luce che si trova in pochi altri artisti. Un amante della montagna come Oreste Albertini ben sa qual è l’effetto ottico ed il senso di stordimento che pervade l’escursionista che affaticato giunge in cima al monte. Gli si apre sotto di sé tutto ciò a cui ha dato le spalle durante l’ascesa. Dacchè vedeva solo il sentiero annerito da innumerevoli passi, gli si squaderna un tale carnevale di verdi, ocra ed blu che ha la sensazione di non poterli vedere tutti assieme, tutti contemporaneamente nella sua iride. E per un momento, per quel breve istante, il suo occhio, il suo corpo, e non la sua mente, comprende cosa sia l’essenza della luce di cui tante volte ha letto, ma di cui non ha mai fisicamente esperienza. La luce è ogni colore. E tale medesimo istante è quello che Albertini coglie…
Dal 2 aprile al 12 settembre 2016 si svolgerà la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo “21st Century. Design After Design”.  Dopo vent’anni torna la grande esposizione internazionale della Triennale di Milano, grazie al sostegno del BIE, Bureau International des Expositions, del Governo Italiano, Comune di Milano, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano e Camera di Commercio di Monza e Brianza.  La XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano si articola in un programma di mostre, eventi, call, festival e convegni diffusi in tutta la città, dalla Triennale alla Fabbrica del Vapore, dal Pirelli HangarBicocca ai Campus del Politecnico, dal Campus della IULM al MUDEC, dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a BASE, dal Palazzo della Permanente all’Area Expo, dal Museo Diocesano fino alla Villa Reale di Monza, sede storica delle prime Mostre Internazionali. 21st Century. Design After Design non vuole dare visioni…
Le città non sono musei, c’è poco da fare. E meno male, viene da aggiungere. Sono organismi complessi, mutevoli, palinsesti su cui gli abitanti scrivono e cancellano segni di continuo. Anche per questo l’architettura è un’arte ibrida, sporcata con la vita quotidiana. È vero, molti architetti hanno segnato il volto di una città, e una persona, per fare un esempio, se volesse conoscere Palladio dovrebbe, soprattutto, girare per Vicenza. Ma le sue opere non sono di certo disposte una dietro l’altra, seguendo un ordine cronologico, così come appunto in un museo. Penso a tutto questo mentre faccio la mia ennesima capatina a Como. Da Milano è poca roba col treno. In fondo è un viaggio che molte persone per lavoro fanno tutti i santi giorni della settimana. Ma per me venire a Como è sempre una specie di regalo, di piccola vacanza a portata di mano. Ci venivo da bambino…
Era una bella giornata d’aprile. Partimmo da Monza la mattina molto presto, diretti al Sacro Monte di Varese: uno sparuto gruppo di insegnanti alla testa di un manipolo di studenti, le terze dell’Istituto Statale d’Arte sperimentale. Anno 1985. Insegnare ci piaceva. Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Abbiamo sempre amato il corpo a corpo con la conoscenza, sorretto dalla volontà di trasmetterla. Ne facevamo tante di gite a quel tempo. Le chiamavamo escursioni didattiche perché si trattava di vere e proprie ricognizioni interdisciplinari sul campo di quanto affrontato in classe. E così il pullman che ci portava alla meta si trasformava in aula viaggiante, come ci aveva insegnato Silvestrini, il nostro nume tutelare, il leader morale e culturale, l’anima della nostra scuola. C’erano: Marco, che insegnava Storia del Pensiero Scientifico; Letizia, Architettura; Liliana, Matematica e Fisica; Paolo, Geometria Descrittiva e Proiettiva e io, Storia dell’Arte. Ciascuno di noi aveva contribuito…
Sono trascorsi cinquant’anni dalla morte di Alberto Giacometti, il grande artista svizzero della Val Bregaglia nel Cantone Grigioni a pochi chilometri dalla lombarda Chiavenna. Pubblichiamo, per ricordarlo, una conversazione con Jean-Marie Drot, trascrizione dal film Giacometti un homme parmi les autres trasmesso il 12 novembre 1963, realizzato da Jean-Marie Drot, pubblicata sul numero 11 della collana «Riga» a lui dedicato (a cura di Marco Belpoliti e Elio Grazioli, 1997). Traduzione di Elio Grazioli. Fonte: doppiozero.com. Giacometti, entrando nel suo atelier si è al tempo stesso infastiditi e rassicurati. Si teme di disturbarla. Si sente chiaramente che è lo studio di qualcuno che si nasconde un po’. E poi, rassicurati, perché dato che lei continua a lavorare anche in nostra presenza, allora questo un po’ rassicura. Io non mi nascondo; non mi nascondo in particolare, no, ma per quel che riguarda il lavorare in vostra presenza, ne approfitto, e mi serve tanto…
Renzo Dionigi ci regala un altro prezioso e rigoroso studio che riguarda l’arte e la storia locale della nostra Insubria. Quando pensiamo a Dionigi, immediatamente ci viene in mente la sua lunga carriera di chirurgo di fama internazionale a Varese, nonché la cattedra di chirurgia generale da lui tenuta all’università dell’Insubria di cui è stato anche per tanto tempo magnifico rettore. Il coltissimo professore ha però curato nel tempo altri interessi di tipo culturale e storico legati al territorio insubrico. Come non ricordare per esempio il poderoso “Insubres et Insubria nella cartografia antica”, di cui abbiamo scritto ampiamente anche su questo giornale. L’ultima fatica è dedicata ad una “nicchia”, al caso dell’antica chiesa di San Michele di Palagnedra, un piccolo centro delle Centovalli nell’odierno territorio del Canton Ticino, a pochi chilometri da Locarno e dal Lago Maggiore. “Gli affreschi di Antonio da Tradate in San Michele a Palagnedra” è una…
Jean Baudrillard scriveva: “Si colleziona sempre il proprio io”. Attraverso le opere, raccolte nel tempo da Giuseppe Panza di Biumo, è infatti possibile ricostruire limpidamente la sua personalità. Era nato, nel 1923, da una famiglia dell’alta borghesia milanese: il padre era abilissimo negli affari mentre la madre e la zia amavano dipingere. “Il mio interesse per l’arte risale al 1936, quando ero un ragazzo e mi divertivo a guardare le illustrazioni d’arte sull’Enciclopedia Treccani e a indovinare, coprendo le didascalie, autore e scuola. Questo lo facevo sull’antico, ma già a quei tempi mi interessavo d’arte contemporanea che era rappresentata da Braque, Picasso, Sironi e Morandi.” Laureatosi in giurisprudenza, mirava ad ampliare, costantemente, le proprie conoscenze in ogni disciplina, amava Leopardi, Montale, Ungaretti, i romantici inglesi: “poeti che affondavano le loro emozioni nella natura”. Nella Villa settecentesca di Biumo, a Varese, ritrovava una rappresentazione del loro mondo ideale: “Era un luogo…
"... verrà tempo di migliore età che la nostra, che gli uomini si recheranno a visitare la casa di questo grande italiano, come luogo sacro..." (N. Tommaseo) E’ stata riaperta al pubblico recentemente la casa di Alessandro Manzoni, dopo i lavori per il restauro conservativo e la riqualificazione, interamente sostenuti da Intesa Sanpaolo e resi possibili grazie alla convenzione tra la banca e la Fondazione Centro Nazionale Studi Manzoniani. Il recupero della Casa del Manzoni si è articolato in una serie di interventi riguardanti sia la ristrutturazione dell’edificio, sulla base di un progetto elaborato dallo Studio De Lucchi finalizzato a migliorare la funzionalità degli spazi in vista di un loro differenziato utilizzo, sia una rinnovata programmazione dell’offerta. Sono state quindi elaborate nuove strategie di valorizzazione, strettamente legate all’obiettivo statutario della Fondazione – ovvero lo studio e l’approfondimento dell’opera del grande scrittore – ma anche aperte alla partecipazione della città. L’allestimento…
Una sera come tante ti capita di andare a cenare da un imprenditore brianzolo, un amico che non vedevi da tempo e che hai incrociato casualmente in un convegno sulle rive del Lario. Ho accettato l’invito un po’ per cortesia ed un po’ per interesse, mi attirano molto le sue attività, comunque parto sempre dall’idea che con le persone intelligenti salta sempre fuori qualcosa di buono, tempo speso bene. Durante l’aperitivo in un noto locale vista lago sento che telefona alla moglie per anticiparle il mio arrivo e per darle indicazioni organizzative sulla serata. Mi incuriosisce una frase: sistema lo studio, fai ordine, chiama magari la Joyce, la colf, ho immaginato, per farti dare una mano. Mi spiega subito: ti faccio vedere lo studio, culla dei miei interessi culturali e artistici. Meno male mi sono detto, questa sera non voglio parlare di lavoro, anche se lo scopo recondito è farmelo…
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