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Arte e creatività

Arte e creatività (98)

Pittore della terra lombarda, nacque a Saronno nel 1902 e visse a Cislago, Francesco De Rocchi è stato un artista innamorato della luce, protagonista di un movimento pittorico, il chiarismo (così definito per le tonalità luminose, tenui e delicate con cui venivano trattati i temi prediletti del ritratto e del paesaggio), che ha posto al centro della propria poetica la fusione della luce nella forma. Formatosi all’Accademia di Brera ai corsi di Ambrogio Alciati e Cesare Tallone e diplomato nel 1926, De Rocchi esordì alle mostre Sindacali di Brera vincendo il premio Sallustio Fornara 1927. Dal 1928 iniziò l’attività di insegnante ed espone alla Biennale di Venezia dove tornò a quasi tutte le edizioni fino al 1956. Presente alla seconda mostra di Novecento Italiano alla Permanente nel 1929, alla mostra di Buenos Ayres nel 1930, a Cracovia nel 1935, De Rocchi si espresse fin dagli inizi in toni chiari sia…
Facendo pulizia nei miei disordinati archivi, mi sono imbattuto in un vecchio invito ad una conferenza, presso la galleria d’arte Ghiggini di Varese, tenuta da Chiara Palumbo e Daniele Cassinelli su Lodovico Pogliaghi. Si faceva riferimento a Villa Pax, una dimora sacromontina che conosco molto bene per vari motivi ed oggi sede di un fascinoso Bed&Breakfast. Pogliaghi progettò tale villa e l’arredò per conto dei coniugi Macchi Zonda, noti filantropi e benefattori varesini tra fine 800 ed inizio 900. Ai più questi nomi oggi dicono poco. Ma chi erano? Una veloce ricerca vi porterà ad un ritratto della coppia facente parte della quadreria riservata ai benefattori dell’Ospedale di Circolo di Varese. E qui si apre un altro capitolo di storia dell’arte varesina ai più sconosciuta e che rimando alla puntuale descrizione trovata su ArteVarese, vedere seguito. (Claudio Bollentini)
Il 1913 è stato un anno magico per Luino. Come tutti sanno, fu l’anno di nascita di Piero Chiara e Vittorio Sereni, i due più illustri luinesi del secolo scorso, ma fu anche l’anno di nascita di Franco Rognoni, riservato e silenzioso artista di molte immagini e poche parole. Il pittore in verità nacque a Milano ed ivi morì nel 1999, ma in realtà fu legato, anzi legatissimo a Luino tanto da considerarlo un luinese a tutti gli effetti. Per ricordarlo in modo simpatico e fuori dagli stereotipi delle biografie ufficiali o della critica, ho recuperato un testo di Silvia Sereni di qualche tempo fa e facente parte di una serie di biografie “ravvicinate”. Silvia Sereni è la figlia del poeta Vittorio Sereni e attraverso questi brevi scritti ci racconta i grandi protagonisti della letteratura, e dell’arte in genere, che frequentavano casa sua e suo padre a Luino (Cl. Bol.).
La Casa Museo Boschi Di Stefano nasce dalla munificenza di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano che nel 1973 donarono la loro preziosa collezione di arte contemporanea al Comune di Milano con la clausola che venisse dedicato a museo l’appartamento di famiglia nella palazzina di via Jan 15 (vicino a corso Buenos Aires), progettata dall’architetto Piero Portaluppi. Fa parte del circuito delle Case Museo di Milano insieme al Museo Poldi Pezzoli, a Palazzo Bagatti Valsecchi e a Villa Necchi Campiglio, ma rispetto a queste tre, la Boschi Di Stefano è l’unica dimora “borghese”. Il museo è incentrato sulla ricca collezione di arte contemporanea formata tra la fine degli anni venti e la fine degli anni sessanta. Un periodo storico caratterizzato da una borghesia milanese illuminata che coniugava l’amore per l’arte al mecenatismo pubblico e i coniugi Boschi-Di Stefano sono stati tra i collezionisti più importanti di quel momento. Marieda Di…
di Salvatore Giannella e Benedetta Rutigliano* In viaggio verso la quarta tappa del nuovo Atlante dei paesi dipinti in Lombardia, ci lasciamo alle spalle gli storici affreschi di Arcumeggia per dirigerci ancora più a nord, in una piccola frazione di Dumenza, Runo, situata nella verdeggiante Val Dumentina (soprannominata anche Valle Smeraldo). Proprio qui, in un centro di 369 abitanti in provincia di Varese e al confine con la Svizzera, ci troviamo inaspettatamente di fronte a un’avvincente storia su un clamoroso furto d’arte che ha catalizzato l’attenzione della stampa nazionale ed estera, divenuto poi oggetto di film e documentari. Si tratta del furto della Gioconda, l’enigmatico ritratto eseguito da Leonardo da Vinci nella prima decade del 1400, sottratto abilmente dal celebre museo del Louvre grazie alla mano lesta di un italiano nato proprio in questo paese del varesotto, Pietro Vincenzo Peruggia: un suo parente, Valerio Peruggia, che incontriamo in municipio, è…
Il quadro riprodotto in alto, intitolato “La facciata del Teatro alla Scala” (1852), dipinto dal vedutista lombardo Angelo Inganni, mostra il Teatro della Scala quando non era ancora stata aperta la omonima piazza antistante. E' un documento interessante della vivace vita di relazione che animava la città lombarda nell'Ottocento. Giuseppe Verdi, aveva esordito alla Scala con la sua prima opera Oberto Conte di San Bonifacio il 17 novembre 1839. Il 9 marzo 1842 il Nabucco, simbolo dello spirito patriottico ed eroico del Risorgimento italiano, riscuote un successo strepitoso. L'operoso dinamismo culturale della borghesia lombarda - ben evidenziato dall'opera di Manzoni e dagli ideologi del Conciliatore - si esprime anche nel vedutismo dell'Inganni, che pure fu al servizio del Maresciallo Radetzky, e celebrò il suo successo con importanti commissioni reali e attraverso la multiforme produzione per le collezioni di nobili e benestanti lombardi. C'è parecchia attenzione ai popolo minuto (gli ottentotti di…
Sul Mondo del 5 gennaio 1960, correndo il decimo anniversario della morte di Carlo Linati, Arnaldo Bocelli (un critico che in un cinquantennio di intelligente lavoro ha offerto ai colleghi molti spunti e idee), gli dedicava un articolo intitolato non senza qualche amarezza: Uno scrittore dimenticato. La sua amarezza era anche nostra, nel vedere com’era bastato così poco tempo per dimenticare uno scrittore che aveva pure avuto un suo posto onorevole nella nostra letteratura tra gli anni 10 e i 30, e le sue pagine, frugali e stilisticamente sostanziose, avevano trovato sede in riviste i cui sollecitatori erano ora un Pancrazi e ora un De Robertis. Si chiedeva il Bocelli come mai in tanta abbondanza di «opere complete» magari di giovani scrittori che sono sì e no al terzo libro, non si fosse mai pensato a mettere insieme una scelta delle più belle pagine di Linati, scrittore antologico per definizione.…
La città che sale è un importante dipinto a olio su tela (199,3 X 301 cm) realizzato a cavallo tra il 1910 ed il 1911 da Umberto Boccioni. Un’opera che contraddistingue il periodo più fertile della sua attività artistica, quello vissuto a Milano a stretto contatto con il meglio del mondo dell’arte di allora, a cominciare dai futuristi. Nel 1912 il quadro fu acquistato dal musicista Ferruccio Busoni nel corso della mostra d'opere futuriste itinerante in Europa. È oggi esposto al Museum of Modern Art di New York. Boccioni per dipingere quest' opera prende spunto dalla vista di Milano che si vedeva dal balcone della casa dove abitava.
Tra gli artisti lombardi che meritano di essere ricordati, un posto di rilievo è sicuramente destinato a Federica Galli, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana, un vero talento. Di lei me ne parlavano spesso i miei genitori che la conoscevano benissimo e la frequentavano, ogni tanto compariva in casa una sua incisione, poi finalmente la incontrai a Busto Arsizio nella galleria di Luisella Alloni Sottrici, altra cara amica di famiglia che divideva con noi passioni artistiche e tanta amicizia. Ricordo bene quel periodo, fine anni 80, inizio 90, denso di attività e mostre, con la presenza assidua, tra gli altri, di Giovanni Testori, ma anche di tanti artisti, collezionisti, curiosi che a turno affollavano serate, cene, mostre. Federica Galli nasce a Soresina – un paese alle porte di Cremona - nel 1932. Nell’immediato dopoguerra, 1946, convince i genitori a iscriversi al liceo artistico a Milano e nel 1950 all’Accademia delle…
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