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Arte e creatività

Arte e creatività (98)

Nel vastissimo universo della pittura lombarda novecentesca, un posto di rilievo sicuramente lo occupa Gino Meloni. Varesino di nascita, ma brianzolo per tutto il resto della vita, per l’esattezza di Lissone (MB), il cui museo d’arte contemporanea gli ha dedicato ampi spazi. Ebbi la fortuna di conoscerlo e di incontrarlo ormai parecchio anziano in giro per mostre a Milano e in Lombardia, ma lo vedo ogni giorno in casa mia attraverso un suo splendido quadro con relativa dedica, acquistato da mio papà credo negli anni sessanta.
di Giuseppe Frangi* Dimenticatevi il secolo dal volto cupo e penitenziale che tutti abbiamo imparato a conoscere e un po' a temere leggendo I promessi sposi. Quella del '600 fu la stagione delle sorprese e degli inganni. E ci voleva la bella mostra alla Pinacoteca di Brera di Milano “Il Seicento lombardo”, prorogata fino al 9 febbraio, per rimescolare le carte e riaccendere le curiosità per un secolo (e una pittura) liquidati come tenebrosi. Per esempio, nel percorso ci si trova di fronte ad un quadro che è quasi un rebus da Settimana enigmistica: il soggetto, il martirio cruento di due sante poco note, Rufina e Seconda (foto), è perfettamente in linea con la vulgata di un '600 tetro ed un po' apocalittico. Poi, però, scopriamo che questo quadro è frutto di una sofisticata operazione da parte del suo committente Scipione Toso. Egli, infatti, affidò la tela a tre diversi…
Tra i tanti movimenti pittorici nati e sviluppatisi nel secolo scorso in Lombardia, sicuramente un posto importante è riservato al chiarismo. Non mi riferisco tanto allo spessore artistico e alla qualità della pittura dei componenti di questo gruppo, ma al richiamo forte e malinconico al territorio lombardo, una pittura di paesaggi, pianure, boschi e natura in genere, ma anche di tradizionali nature morte e vasi di fiori. Uno spicchio di Lombardia sulla tela. Il chiarismo è un termine coniato da Leonardo Borgese nel 1935 e successivamente codificato nel 1936 da Guido Piovene per rappresentare la pittura di un gruppo di artisti operanti a Milano dagli ultimi anni venti del novecento. Il movimento nasce con l'intento di creare nuove linee architettoniche e pittoriche in opposizione al neoclassicismo, ad opera di Edoardo Persico (architetto e critico delle idee anticonservatrici) e Giulia Veronesi.
da Brianzolitudine – Brianza come stato d’animo* Emilio Longoni da Barlassina o Seveso, ma da questo o da quello poco importa, quel che importa è il monello che in lui c'era: uscito dalla cascina imbianchino genio della fucina di Brera, filosofo del pastello mai finito, spesso accanto a un ruscello di montagna o lungo la Valassina che una volta si snodava alla pista silenziosa di quei mille canneti, dipinti in ricetta divisionista fino all'ultimo secondo che c'è da vivere, solo coi suoi segreti di bimbo che dipingeva belleè.
Alcuni lettori, appassionati cultori di pittura lombarda del XIX secolo e soprattutto di vedutisti, mi chiedono se esiste un libro o una monografia su Angelo Inganni. Qualcosa di più approfondito delle informazioni che si ricavano quà e là sul web o all’interno di enciclopedie e manuali. Non c’è molto per la verità e quindi segnalo il libro forse più interessante e completo: “Angelo Inganni 1807-1880. Un pittore bresciano nella Milano romantica", a cura di Fernando Mazzocca, Skira Editore, 1998. Da richiedere direttamente all’editore o tramite librerie specializzate.
di Massimo de Rigo* Pochi milanesi sanno che, oltre a Leonardo da Vinci e Bramante, Milano può vantare un altro grande cittadino di adozione: Francesco Petrarca, che nella metropoli lombarda visse un lungo periodo che copre la maturità della sua vita. Nella quiete agreste del contado riposava dagli impegni di ambasciatore dei Visconti e dal caos della frenesia che già allora perseguitava la vita di Milano. Pochi sanno che delle sue dimore milanesi, Villa Linterno, l’antica Infernum (così chiamata fino al XVI sec.) è l’unica miracolosamente ancora in piedi, grazie all’amore di tanta brava gente che si è passata il testimone della sua difesa per generazioni.
  Un recente convegno all’Università di Milano ha ricordato la figura di Enrica Collotti Pischel, la maggiore sinologa italiana del secolo scorso, scomparsa nel 2003. Questo evento mi ha stimolato a ricordarla anch’io, avendola conosciuta molto bene. Quando mi capita di dire a qualcuno che mi sono laureato in Scienze Politiche a Milano, senza specificare se alla Cattolica o alla Statale, mi chiedono subito: con Gianfranco Miglio? con Ettore A. Albertoni? o proprio perché sono di Varese, con Robertino Ghiringhelli? Quando rispondo invece che mi sono laureato con Enrica Collotti Pischel noto una certa sorpresa. Comprensibile e giustificabile. Comunista tutta d’un pezzo, una cultura, e non solo politica, lontana anni luce dalla mia. Trent’anni e più alla facoltà di Scienze politiche della Università Statale con la cattedra di Storia ed Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici. Credo una delle ordinarie più note del’ateneo milanese tra gli anni ‘60 e gli anni duemila.
di Paola Montonati* Dagli inizi realistici allo sperimentazione pura, l’arte di Piero Manzoni, si è concentrata in un periodo breve, ma intenso. Primogenito di una nobile famiglia originaria del Lago di Como, Piero Manzoni nacque il 13 luglio del 1933 a Soncino, in provincia di Cremona. Negli anni della seconda guerra mondiale, il piccolo Piero frequentò i Gesuiti a Milano, mentre trascorreva le vacanze estive tra una villa di proprietà della famiglia sul lago di Garda e a Albisola Capo in Liguria.
di Paola Montonati* Dal 3 al 22 settembre, la Biblioteca Sormani, presso il corso di Porta Vittoria al numero 6, ospiterà la mostra “Le copertine di Testori: da Albe Steiner a John Alcorn” E’ l’occasione per ricordare la figura mai dimenticata di uno dei più grandi scrittori del 900 milanese.  Giovanni Testori nacque a Novate Milanese, un piccolo centro dell’hinterland lombardo, il 12 maggio del 1923.
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