Claudio for Expo

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Editoriale

Editoriale (713)

I moderati vanno e vengono come una moda, in alcuni periodi sono in voga, in altri scompaiono come un fiume carsico in attesa di riemergere in tempi migliori. Se la politica italiana fosse un bar, al bancone oggi tutti chiederebbero un moderato. Liscio, corretto, con l’aggiunta di questo o di quello, freddo, caldo, allungato e via discorrendo in tono ironico, ma mica tanto a ben vedere. Furoreggiavano ai tempi della palude della prima repubblica, scomparsi nel vortice di tangentopoli, sono risorti con Silvio Berlusconi, invisi alla sinistra da sempre, in seguito però amati e lusingati senza freni da Prodi in poi, quando si capì che solo grazie ad un manipolo di questi soggetti si poteva vincere e soprattutto governare. A fasi alterne sono stati determinanti, in altre fasi si sono eclissati, ma sempre pronti a rientrare dalle fessure, dalle crepe di maggioranze il più delle volte posticce, troppo eterogenee e…
C’è il politico che tace e c’è il politico che parla troppo. Il primo in genere non sa che pesci pigliare e aspetta il decorso degli eventi per prendere posizione, il secondo ritiene di essere stato scavalcato, superato o di essere stato comunque tagliato fuori dalla storia e sbrodola senza sosta sentenze, attacchi, dichiarazioni spesso e volentieri sopra le righe o fuori luogo. C’è una terza figura di politico ed è quella che parla solo quando serve e solo sugli argomenti che interessano, in poche parole prende posizione con la dovuta accortezza e con una buona dose di lungimiranza e coraggio solo nei momenti chiave. E’ un po’ lo scenario a cui stiamo assistendo in queste settimane in previsione del rimescolamento di carte e persone che ci sarà nel centrodestra che sta velocemente cercando di rigenerarsi in previsione delle prossime decisive scadenze elettorali. La facoltà di collocare i politici nelle…
Una estate di lavoro per il centrodestra, non le solite chiacchere agostane buttate lì per vedere l’effetto che fa, quelle che di solito vengono lanciate dai palchi di feste di partito e sagre di paese. Si preferisce invece manovrare riservatamente dietro le quinte come si conviene quando la posta è alta. Quello che trapela è quello che si vuole far sapere. Molti però sono ormai gli elementi chiari del puzzle che si andrà a comporre nei prossimi mesi. L’obiettivo duplice, se lo guardiamo dalla Lombardia, è concentrato sulle elezioni politiche e regionali del 2018. Sempre che non accada qualcosa di imprevisto che porti il paese ad elezioni anticipate. Nel migliore dei casi lo spettro temporale è di un anno e mezzo. La prima mossa è stata, come noto, quella di Silvio Berlusconi che ha incaricato Stefano Parisi di un compito tanto delicato quanto anomalo nella storia del centrodestra moderato, ovvero…
L’estate, si sa, è il periodo migliore per produrre polemiche e chiasso mediatico. Tanto clamore, lotte infervorate e poi queste grandi notizie fanno la fine che tutti sappiamo, quella tipica di un temporale estivo, tanto rumore al momento, ma dopo pochi giorni è tutto magicamente archiviato. L’argomento clou della stagione 2016 è l’abbigliamento islamico femminile per eccellenza, il burqa e il niqab. Non so se esattamente si chiami così, burqa, ma tutti lo conoscono per quel nome, il sottanone nero che copre completamente il corpo di chi lo indossa lasciando scoperti solo gli occhi. E visto che siamo d’estate, si parla anche di burqini, uno pseudo costume da bagno completamene coprente, roba che neanche le più pudorose delle nostre bisnonne avrebbero avuto il coraggio di indossare. Non è una rarità imbattersi in donne musulmane vestite così, in città o, appunto nelle spiagge. Ma come, non ci sono ordinanze o quant’altro…
Mentre la sinistra in giro per la Lombardia è presa da polemiche prettamente ferragostane, a Varese la stessa continua pazientemente a comporre i tasselli del mosaico del nuovo sistema di potere costruito con le ormai immancabili, e determinanti, mosche cocchiere che tutti conosciamo. Alla fine siamo fortunati, non ci tocca infatti commentare, tra le tante cose, che ne so, il cicaleccio da bassa provincia sul burkini si, burkini no e sorbirci anche da noi all’ombra del Campo dei Fiori la gran cassa mediatica di utili idioti e maitre a penser che con i loro quotidiani sermoni giustificano o addirittura sostengono la libera scelta (sic!) delle donne islamiche di indossare un costume da bagno che è invece sbandierato volutamente come un simbolo “culturale”, naturalmente in contrapposizione alle nostre depravate abitudini. Magari questi sostenitori di presunte libertà civili sono le stesse vestali che plaudono alle esibizioni libertarie delle lesbiche alle olimpiadi, insomma…
Non c’è dubbio che la discesa in campo di Stefano Parisi nelle vesti di rigeneratore o rifondatore di Forza Italia con l’obiettivo malcelato di diventare il leader dell’intero centrodestra abbia posto una questione politica molto seria e grande come un macigno all’interno della Lega. Con una battuta di Pierluigi Bersani si potrebbe dire che oggi nessuno può far finta di non vedere la mucca nel corridoio. Se da una parte Matteo Salvini, ai tempi della campagna elettorale a Milano, sembrava molto vicino a Parisi (forse perché non c’erano alternative?), ora le distanze sono anni luce. Ma in politica quello che si sente, si legge, si vede, non sempre rispecchia la realtà dei fatti che deve invece essere interpretata da ben altri segnali detti o non detti. L’interesse del capo della Lega non è il futuro di Forza Italia, quello che farà Parisi, ma che tipo di coalizione mettere in piedi…
La Cassazione ha ribadito lo scorso 8 agosto l’ammissibilità del quesito referendario costituzionale. A partire da quella data il capo dello Stato Sergio Mattarella ha 60 giorni di tempo per la promulgazione di un Decreto del Presidente della Repubblica con indicata appunto la data delle urne, sentita la proposta del Cdm. In base alla legge, questa data dovrà essere una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo al suddetto Dpr di indizione. Non è facile la scelta della data perché in quel periodo ci sarà l’esigenza, o la priorità, come auspicato dallo stesso Quirinale, di mettere in sicurezza alla Camera la manovra finanziaria. Si punta quindi ad andare il più in là possibile, addirittura si vocifera l’11 dicembre. Le opposizioni ovviamente premono per una data più ravvicinata. Ma il referendum non è l’unica scadenza da tenere d’occhio. C’è infatti anche l’Italicum che dovrà affrontare il difficile tornante…
Si accendono i riflettori su Stefano Parisi e si spengono su Corrado Passera. L’ex banchiere ed ex ministro con ambizioni politiche lascia il campo definitivamente. Così almeno sembra da inequivocabili indizi. Doveva aggregare al centro, diventare un leader moderato, salvare il centrodestra, ha finito per non combinare nulla. Ha investito una fortuna in Italia Unica, il suo partito, aveva puntato tutto sulla ruota di Milano per emergere, ma è rimasto appunto con un pugno di mosche in mano. Una parabola breve, durata un paio d’anni si e no. Ora smobilita, ha giubilato anzitempo i suoi dipendenti, ha di fatto chiuso la sede romana, finirà per confluire con i pochi seguaci che gli sono rimasti nel movimento “Idea” di Gaetano Quagliarello. Tutto un programma. Ma alla convention di lancio di questa componente pare che il Passera non ci vada. Cala quindi il sipario e l’interessato volta pagina. Tornerà alle vecchie occupazioni…
L’avvocato è in vacanza, si prega di non disturbare. Nonostante il suddetto sia stato travolto eccezionalmente da vicende e problemi di una quotidianità che si è rivelata più complicata del previsto. L’avvocato è Davide Galimberti, sindaco di Varese, sparito da più di una settimana proprio nel momento in cui la sua barca appena varata in pompa magna sta rischiando di affondare miseramente tra divisioni, polemiche e incapacità. Il bollettino di guerra varesino oggi riporta il distinguo, o la defezione a seconda dei punti di vista, di Andrea Bortoluzzi sul caso Molina. Non entro nel merito della questione perché credo che non interessi a nessuno, ma serve solo per stigmatizzare ancora una volta il clima di confusione e approssimazione in cui si dibatte la neo-maggioranza varesina. Un altro smarcamento, un'altra recita a soggetto, non interessa qui sapere chi ha ragione e perché si convochi o si vada a trovare Campiotti, di…

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