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Frontiera

Frontiera (329)

Lo scambio di informazioni fiscali tra Italia e Svizzera è ufficialmente operativo. Con la notifica per via diplomatica del protocollo di Milano del 23 febbraio 2015 - avvenuta il 13 luglio scorso ma resa nota solo ieri per un inconveniente nella ritualità dell’operazione - è in vigore a tutti gli effetti il meccanismo rafforzato delle rogatorie fiscali, in modifica della storica Convenzione italo-svizzera del 1976 contro la doppia imposizione. La prima, epocale conseguenza è che la Svizzera non potrà più opporre al fisco italiano il segreto bancario. La cooperazione fiscale viene estesa a tutte le cosiddette «informazioni verosimilmente rilevanti per l’amministrazione e/o per l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o denominazione, riscosse in Italia oppure in Svizzera». Un salto in avanti sostanziale poiché, secondo il testo previgente, la cooperazione si limitava alle informazioni necessarie per evitare l’utilizzazione abusiva della Convenzione. Il Protocollo vieta «una ricerca generalizzata…
In attesa delle ricadute di Alptransit, si registra già un effetto Lac per i musei del cantone (ben 99) che richiamano oltre mezzo milione di visitatori (587mila, dato del 2014). La tendenza è quella di una crescita di presenze, almeno nei centri più importanti. Aumento formidabile al Lac, sede del  Museo d’arte della Svizzera italiana (MasiLugano). "Oltre 70mila i visitatori nei primi mesi", rivela il direttore Marco Franciolli molto soddisfatto. A neanche un anno dalla  sua inaugurazione, il Lac sta esprimendo tutte le sue potenzialità come crocevia fra nord e sud, fra pubblico italiano e mitteleuropeo. "Abbiamo accordi in corso con l’ente turistico, con Svizzera turismo per sviluppare iniziative e raggiungere in modo più efficace un largo pubblico. Lavoriamo in sinergia", aggiunge Franciolli. L’effetto novità del Lac sembra trascinare anche le altre destinazioni museali.  A Locarno si sta assistendo ad un rilancio di Casa Rusca grazie alla mostra sull’artista Mimmo…
Le sorprese legate all’applicazione della tassa di collegamento in Ticino a partire dal 1 agosto 2016 non finiscono mai. Ma innanzitutto, cos’è la tassa di collegamento? Nel linguaggio burocratichese ticinese è un contributo richiesto agli importanti generatori di traffico: alle aziende e centri commerciali, in totale circa 200 soggetti in Ticino, con 50 e più posteggi. La tassa non colpisce quindi tutti i cittadini. I posteggi censiti che rientrano nei lotti da almeno 50, sono circa 30'000, equamente distribuiti tra 15'000 delle aziende e 15'000 dei centri commerciali. Un balzello voluto soprattutto dalla Lega dei Ticinesi tramite la battaglia condotta in prima persona dal direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. Particolarmente colpiti, ovviamente, i frontalieri che senza mezzi termini sono i veri destinatari del balzello. Su richiesta di AITI (l’associazione che riunisce le imprese ticinesi) l’Amministrazione federale delle contribuzioni a Berna ha fornito un chiarimento esaustivo a proposito delle conseguenze fiscali derivanti dall’applicazione…
Se ne sta andando un altro pezzo di storia del Ticino. Sotto la furia delle ruspe e seppellita dal cemento.  La "Casa rossa" di Hermann Hesse, e il parco dove coltivò le rose a  Montagnola - ora nel comune di Collina d’Oro - sono minacciati da un’operazione immobiliare. Una vicenda che si trascina da anni, fra opposizioni e ricorsi di cittadini,  e soprattutto della Società ticinese per l’Arte e la Natura (Stan), e una battaglia che ha registrato un soprassalto di indignazione. "Occorre preservare dall’edificazione quei terreni pregiati, per paesaggio e storia", sottolinea Benedetto Antonini, vicepresidente della Stan e membro del Consiglio di Europa Nostra, che ha lanciato una petizione online. L’architetto ritiene che la casa e il parco di Hesse a Montagnola possano essere salvati dalla speculazione: "È questione di volontà, di sensibilità, di intelligenza, di senso culturale". Ma per il Consiglio di Stato l’edificio non è  stato ritenuto…
Li aspettano, li attendono non solo per dare una boccata d’ossigeno alle casse pubbliche. Ma anche per costruire strade, parcheggi, scuole, palestre. I ristorni - quest’anno 70 milioni di franchi - sono una voce importante per i comuni di frontiera, dalla provincia di Como a quella di Varese, sino al Verbano.  Succede così sin da quando è stato firmato l’accordo  del 1974, che vincola l’uso di questi fondi alla realizzazione di infrastrutture transfrontaliere. Un vincolo, come ha scritto il Consiglio di Stato a Berna, non sempre rispettato. È davvero così? "La legge - spiega Giandomenico Albertella, sindaco di Cannobio - ci impone di utilizzare circa il 70 per cento dei ristorni in opere pubbliche. Ed è quello che abbiamo fatto in questi anni. E lo abbiamo fatto proprio in una ottica transfrontaliera, sistemando o realizzando strade e parcheggi. Ma anche un centro logistico, dove abbiamo investito 5 milioni di euro,…
Il multilinguismo costa tempo, energia, denaro, ma comporta anche vantaggi culturali, intellettuali ed economici visto che - secondo le stime della Confederazione - contribuisce al Pil generando ogni anno 46 miliardi di franchi. E sono stime basate sulle storiche quattro lingue nazionali, figuriamoci in uno scenario come quello attuale dove la popolazione residente ne parla principalmente una dozzina, e considerandole tutte, anche quelle delle comunità meno numerose, gli idiomi superano abbondantemente il centinaio. E il tanto bistrattato italiano, per quanto lingua minoritaria, non tende ad arroccarsi solo nella sua regione, ma mantiene salda la sua presenza nell’intero territorio nazionale.Il nuovo scenario linguistico del Paese, appena analizzato e pubblicato sulla rivista Dati dell’Ufficio di statistica, però non si limita ad osservare l’evoluzione delle caratteristiche demografiche, offre anche lo spaccato di una società che ha, di fatto, anticipato gli effetti della globalizzazione, dove si moltiplicano e si scambiano in famiglia sempre più…
Ora i licenziamenti nelle banche ticinesi sono un’amara realtà. Gli effetti della crisi della piazza finanziaria cominciano a sentirsi. Secondo voci attendibili, alla filiale del Credit Suisse a Chiasso ci sarebbe stata una riduzione di personale tra i consulenti che gestivano clienti fino a 2 milioni di franchi di patrimonio. Senza neanche particolari incentivi: cinque o sei mesi di stipendio, e via. Alcuni di licenziati avrebbero una storia più che decennale nella banca, con un portafoglio clienti che, evidentemente, si ritiene non più interessante su un ammontare complessivo di circa 200 milioni di risparmio in gestione. Pare infatti che i clienti fino a 500mila franchi di patrimonio gestito siano ora affidati ad un "call-center": niente più appuntamenti negli ovattati salottini. Addio "rapporto umano", dunque, troppo costoso? Voci che non riguardano, beninteso, solo la filiale chiassese di questo istituto, ma che investono anche altre banche. Piazza Indipendenza, dove si fronteggiano da…
Qualche lieve miglioramento nel settore bancario ticinese nel primo trimestre. È quanto rivela l'indagine congiunturale qualitativa dell'Ustat. Gli «umori» della piazza dello studio non registrano però ancora l'impatto dello scandalo che ha colpito BSI nelle scorse settimane.Il lieve miglioramento registrato – rileva l'Ustat – è da relativizzare all'interno di un contesto congiunturale che permane delicato, soprattutto a causa dei difficili rapporti con la clientela estera. Per i prossimi mesi gli operatori si attendono un graduale miglioramento, senza però escludere correzioni al ribasso per quanto riguarda l'organico. «La situazione resta delicata – sottolinea Franco Citterio, direttore dell'Associazione bancaria ticinese – L'andamento dei mercati azionari degli ultimi mesi ha spinto gli investitori a restare alla finestra, mentre le alternative (obbligazioni, immobiliare) non offrono più sufficienti garanzie. Il mercato resta in una fase di grandi rischi economici, ai quali si aggiungono i rischi politici, come un'eventuale uscita della Gran Bretagna dalla UE e…
Rovistando in una vecchia libreria disordinata è saltato fuori un interessante e forse dimenticato libro scritto nel 1990 dallo storico Carlo Agliati su Pasquale Lucchini, figura centrale nel settore dell’ingegneria civile e non solo nel Ticino ottocentesco e dal titolo Un ingegnere senza politecnico, edito da Fondazione Culturale Collina d’Oro, Ticino, Svizzera. Pasquale Lucchini, nato nel 1798 ad Arasio (Collina d'Oro, in precedenza comune di Montagnola), dopo una sommaria istruzione elementare, impara il mestiere di muratore. Acquisisce da autodidatta una formazione di ingegnere civile – donde il titolo del volume Un ingegnere senza politecnico – attraverso l'esperienza acquisita dapprima lavorando quale assistente, dal 1821, dei lavori di costruzione della strada del Passo dello Stelvio, e in seguito assumendo diversi altri lavori in campo stradale (in Valtellina, sul Passo dello Spluga, ecc.). In Ticino progetta le gallerie stradali nelle Gole di Stalvedro in Leventina e il Ponte-diga di Melide. Dal 1844 al…
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